Malattie rare, un gene provoca
il «black out» delle cellule
I ricercatori dell’Istituto Neurologico «Carlo Besta» in collaborazione con l’Università di Siviglia e l’Istituto di Genetica di Monaco hanno dimostrato che una mutazione genetica è la causa di un gruppo di malattie rare, classificate tra le malattie mitocondriali, tanto gravi da provocare la morte del paziente colpito nei primi mesi di vita.
Lettura 2 min.Queste alterazioni del DNA, infatti, privano le cellule della loro energia poichè provocano un malfunzionamento dei mitocondri, che rappresentano le «centrali» da cui la cellula ricava oltre il 90% dell’energia per vivere e svolgere le sue funzioni. A causa di questa alterazione le cellule non funzionano correttamente e il paziente soffre di gravi sintomi, tra loro anche molto diversi, che vanno da una cardiomiopatia dilatativa fulminante a encefalopatia fatale, fino a disturbi neurologici come l’epilessia.
Poichè l’alterazione genetica provoca la mancanza di un coenzima, il Q10, i ricercatori stanno verificando la possibilità di somministrare ai pazienti come terapia questa sostanza, già in commercio come integratore alimentare.
Lo studio, sostenuto dalla Fondazione Telethon, è pubblicato sul The American Journal of Human Genetics.
I ricercatori dell’Istituto Neurologico Besta sono riusciti a individuare questa alterazione genetica utilizzando avanzati strumenti e tecniche di sequenziamento del DNA, chiamati Next Generation Sequencing. Inoltre, hanno focalizzato la loro indagine non sull’intero codice genetico ma su una sua specifica parte, l’esoma, che è più ridotta (e quindi più semplice da analizzare) ed è quella dove si verificano più frequentemente le mutazioni. Tale alterazione è stata localizzata nel gene COQ4: questa porzione di DNA è importante poichè contiene le informazioni necessarie all’organismo per produrre una proteina a sua volta fondamentale per la corretta biosintesi di un coenzima, chiamato Q10 (CoQ10). Quest’ultima molecola ha il compito di «trasportare» elettroni a livello della catena respiratoria mitocondriale, processo che fornisce più del 90% dell’energia cellulare totale. A causa di questa alterazione genetica il coenzima viene prodotto in quantità molto ridotte e la produzione di energia all’interno della cellula cala drasticamente, rendendola praticamente inattiva.
I ricercatori sono stati indirizzati verso questo risultato perché le analisi biochimiche effettuate sui pazienti avevano rilevato alterazioni nel meccanismo della respirazione cellulare e quindi hanno potuto determinare che tali patologie avevano origine nei mitocondri. Studiando, quindi, le possibili alterazioni degli elementi e dei meccanismi coinvolti nella produzione di energia nelle cellule, hanno rilevato una forte riduzione di CoQ10 nel muscolo e nelle cellule cutanee dei pazienti, insieme a una bassa quantità di proteina COQ4.
Per avere conferma dell’ipotesi che la causa delle patologie fosse una mutazione del gene COQ4, in laboratorio si è modificato geneticamente un semplice lievito in modo che avesse questa alterazione e si è verificato che effettivamente i mitocondri presenti all’interno delle sue cellule non producevano la corretta quantità di energia.
Il coenzima Q10 è una sostanza che è possibile sintetizzare in laboratorio e che è già utilizzata sia come integratore alimentare sia nella terapia di alcune malattie cardiache e neurologiche. I ricercatori, quindi, stanno verificando la possibilità di somministrare questa sostanza ai pazienti come terapia.
«Sfortunatamente la maggior parte dei pazienti che soffre di queste malattie rare ha una progressione fulminante e fatale, che impedisce la diagnosi di deficit di CoQ10 e l’inizio della somministrazione di questo coenzima. Una diagnosi precoce e tempestiva - sottolinea Daniele Ghezzi, ricercatore dell’Istituto Neurologico “Carlo Besta” e coordinatore dello studio - è fondamentale nei difetti primari di CoQ10 che sono, in pratica, l’unico gruppo di patologie mitocondriali per cui è attualmente disponibile un trattamento farmacologico. E’ importante sottolineare che non si tratta ancora di una terapia inclusa nella pratica clinica ma un trattamento con CoQ10 è attualmente in corso nei pazienti ancora in vita e, speriamo, darà presto delle indicazioni sull’efficacia della terapia».
Il coenzima Q10 si trova in ogni cellula dell’organismo ed è riconosciuto come elemento indispensabile per la salute di tutti quei tessuti dove è maggiore il consumo di energia, come il cuore, il tessuto muscolare e il sistema nervoso. E’ utile per l’esercizio fisico perché è un importante cofattore nella produzione di energia cellulare, migliora la resistenza, la capacità aerobica e riduce il grasso corporeo. La concentrazione di coenzima Q10 tende a diminuire con l’invecchiamento; bassi livelli si registrano anche in presenza di particolari malattie croniche, come quelle derivanti da problemi cardiaci, morbo di Parkinson, distrofia muscolare, diabete, cancro e AIDS. Anche alcuni farmaci, come le statine utilizzate nel controllo dell’ipercolesterolemia, possono abbassare i livelli di coenzima Q10.
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