Piede piatto e plantare Non sempre è la soluzione

Piede piatto e plantare
Non sempre è la soluzione

I problemi muscoloscheletrici del bambino in crescita sono diversi da quelli di un adulto, così come lo è la risposta ai traumi, alle infezioni e alle deformità. A volte, quello che appare in prima battuta come un’anomalia è invece una semplice variazione del processo di crescita e si risolve spontaneamente con il tempo, così come molte condizioni sono uniche dell’infanzia, e non si verificano nella vita adulta. Il compito del chirurgo ortopedico pediatrico è quello di diagnosticare e curare i problemi muscoloscheletrici dei bambini, quali per esempio le deformità degli arti o della colonna vertebrale osservati alla nascita o più tardi (piede torto del neonato, scoliosi, dismetrie degli arti, e così via) le anomalie della deambulazione, i traumi ossei, le infezioni, i tumori e le patologie delle ossa o delle articolazioni.

Marco Maria Moscat

Marco Maria Moscat

Il dottor Marco Maria Moscati, ortopedico e traumatologo specializzato in ortopedia pediatrica, spiega quali sono gli aspetti a cui prestare particolare attenzione in età pediatrica.

Dottor Moscati, cos’è il piede piatto?

«Tutti i bambini nei primi anni di vita presentano un piede piatto con il retropiede valgo, dovuto a un’immaturità del sistema muscolo-scheletrico che non si è ancora adattato all’appoggio. Questa condizione viene definita “piede piatto lasso infantile fisiologico” e di norma ha una correzione spontanea con la crescita entro gli 8-9 anni e non necessita quindi di alcun trattamento».

Invece il piede piatto evolutivo?

«Il piede piatto evolutivo invece, consiste in un cedimento dell’arco interno e di un alterato rapporto fra le varie ossa del piede, in particolare vi è uno scivolamento dell’astragalo sul calcagno. Questo tipo di piede piatto viene diagnosticato, oltre che con una visita, anche con delle radiografie in carico. Fino all’età di 9/10 anni può essere tentata una terapia con plantari».

Ma il plantare può davvero essere risolutivo ?

«È un argomento molto discusso: spesso i plantari vengono richiesti dalla famiglia stessa. In molti Paesi come Usa e Inghilterra non vengono mai prescritti. Nella nostra esperienza un plantare, per quanto usato precocemente, non fa mai guarire un piede piatto evolutivo. Può servire come sostegno in un piede piatto-lasso dai 5 ai 9 anni: prima di tale età non è mai consigliabile in quanto rallenta lo sviluppo dell’arcata plantare».

Ci sono delle indicazioni chirurgiche?

«L’intervento chirurgico più comunemente usato è il calcagno stop (C-Stop). Si tratta di una vite metallica inserita nel calcagno che funge da stabilizzatore tra calcagno e astragalo. L’intervento viene eseguito in anestesia loco-regionale, ha una durata di circa dieci minuti e la deambulazione è concessa dopo pochi giorni».

Qual è il periodo migliore per eseguire l’intervento?

«L’età migliore è tra gli 8 e i 14 anni e comunque è meglio che venga eseguito non appena la diagnosi di piede piatto evolutivo è confermata dalle lastre e dalle visite in maniera da permettere al piede di crescere correttamente sfruttando il più possibile la crescita residua. In caso di piede piatto doloroso è meglio eseguire l’intervento il prima possibile per evitare l’instaurarsi di una sindrome dolorosa del piede del bambino. In presenza di “piede piatto” in entrambi i piedi, l’eventuale intervento chirurgico verrà però eseguito inizialmente solo su un piede, osservando nei successivi 6-8 mesi quali siano i miglioramenti e le reazioni alla vite inserita. Spesso capita che il secondo piede vada “spontaneamente” a posto dopo l’intervento sul primo, poiché l’operazione va ad agire su un sistema di controllo motorio complesso, regolato dal midollo spinale, che permette un ricondizionamento delle forze muscolari che agiscono su entrambi i piedi. Se un genitore osserva la tendenza al piede piatto nel proprio bambino, non deve quindi avere fretta ed attendere gli 8-10 anni prima di sottoporlo a una prima visita specialistica mirata a diagnosticare e a programmare un’eventuale correzione chirurgica della patologia. All’estremo opposto non bisogna sottovalutare il problema quando il piede è maturo e si presenta piatto».

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