Quando ad ammalarsi è il pavimento pelvico

Quando ad ammalarsi
è il pavimento pelvico

Sono 4 milioni le persone colpite da patologie del pavimento pelvico, per la maggior parte donne. Ma di cosa si tratta? Stitichezza, incontinenza urinaria: problematiche hanno in comune il fatto di riguardare gli organi pelvici, ovvero vescica, utero, vagina e retto, tenuti in sede da un insieme di muscoli, fasce tendinee e legamenti molto complessi, il pavimento pelvico.

Quando questi si ammalano o le strutture di sostegno cedono, iniziano problemi che richiedono un approccio multidisciplinare con chirurghi, urologi, ginecologici, radiologi e terapisti del dolore. Ne parliamo con Sergio Agradi, responsabile di Proctologia e Pelviperineologia di Humanitas Gavazzeni.

Dottor Agradi, perché le donne sono più colpite? «Per la loro costituzione fisica, le donne hanno un punto debole nel diaframma muscolo-tendineo pelvico, il cosiddetto pavimento pelvico. Basti pensare che questo pavimento di muscoli è “interrotto” da ano, vescica e vagina. Ogni “interruzione” comporta un fisiologico indebolimento. La prostata, invece, tutela gli uomini perché, grazie alla sua posizione, riesce a fare da protezione».

La gravidanza è coinvolta in queste problematiche? «Con il passare dell’età, le donne che hanno avuto almeno due figli possono sviluppare un prolasso utero-vaginale, spesso associato a perdite di urine involontarie sotto sforzo e a dolore durante i rapporti sessuali. Questi problemi, di cui non si parla mai volentieri, possono essere segnali di un prolasso della vescica, dell’utero/vagina o del retto. È bene non sottovalutare i segnali e rivolgersi allo specialista, per intervenire subito».

E per quanto riguarda la stitichezza? «Spesso scopriamo che il disturbo non è causato da problemi intestinali ma da un cattivo funzionamento di pelvi e retto. Con una diagnostica innovativa possiamo individuare facilmente ciò che scatena il problema e capire come intervenire».

Come avviene la diagnosi? «Gli esami specifici sono la perineografia (chiamata anche RX colpocistodefecografia) con opacizzazione di vescica, vagina, intestino tenue e retto, che individua la presenza di un prolasso in quelle sedi. Altro esame è la manometria ano-rettale, eseguita insieme all’ecografia transanale, che consente di evidenziare lesioni sfinteriche postpartum. Importante e innovativo è lo studio ecografico dell’assetto pelvico che permette di evidenziare tutti gli organi pelvici e i loro sistemi di sostegno».

Quali tipi di intervento sono previsti per risolvere tali problemi? «L’evoluzione delle tecniche chirurgiche è stata grande, il che si traduce per il paziente in interventi sempre meno dolorosi, mininvasivi e con un recupero veloce. Ad esempio, nel caso del prolasso dell’utero, fino a pochi anni fa l’organo prolassato ma sano veniva sistematicamente asportato per via addominale o vaginale, con notevoli conseguenze fisiche e psicologiche per la donna. Oggi l’utero prolassante ma sano viene riposizionato chirurgicamente al centro delle pelvi, così da salvaguardare le fibre nervose che entrano in gioco durante i rapporti sessuali e mantenere l’integrità femminile anche nel periodo della menopausa».

La riabilitazione è possibile? «Sì, con trattamenti di riabilitazione pelvi-perineale che si basano su diverse fasi: presa di coscienza, potenziamento, attivazione e corretto utilizzo della muscolatura nella vita quotidiana (come urinare, soffiarsi il naso, tossire e sollevare pesi correttamente). Il programma è personalizzato e può consistere in trattamento chinesiterapico, la cosiddetta ginnastica perineale, o in trattamento chinesiterapico associato a biofeedback e/o a elettrostimolazione».

E contro il dolore cronico? «Abbiamo un ambulatorio e specialisti dedicati che utilizzano terapie farmacologiche, radiologiche e chirurgiche per alleviare i sintomi e permettere ai pazienti di condurre una vita migliore».

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