Lunedì 09 Dicembre 2013

Sclerosi multipla

nuove scoperte

Una sezione coronale di encefalo di un malato di sclerosi multipla.

Un’alterazione metabolica a carico delle «cellule sentinella» che sono «a guardia» del sistema immunitario è alla base della Sclerosi multipla (Sm). La scoperta è dei ricercatori del Dipartimento di medicina dell’Università di Salerno e dell’Istituto di endocrinologia e oncologia sperimentale del Consiglio nazionale delle ricerche (Ieos-Cnr) di Napoli, coordinati da Giuseppe Matarese.

Lo studio, pubblicato su Nature Medicine, potrebbe consentire diagnosi migliori e aiutare a capire la diffusione della Sm nei paesi ricchi. I ricercatori hanno dunque caratterizzato le alterazioni metaboliche alla base della disfunzione immunitaria responsabile della sclerosi multipla.

Negli ultimi anni, chiarisce il Cnr in una nota, la ricerca sulla Sm si è concentrata sulle cosiddette «cellule sentinella», dette cellule «T regolatorie», che ci proteggono dalle malattie autoimmunitarie. «La nostra ricerca ha scoperto nelle cellule T regolatorie dei pazienti con Sm un’eccessiva stimolazione del metabolismo energetico intracellulare - afferma Veronica De Rosa dell’Ieos-Cnr -. Questo fenomeno determina un “esaurimento funzionale” e un’alterazione della capacità di queste cellule di crescere e controllare l’infiammazione che distrugge la guaina mielinica», alla base della patologia.

Inoltre, è stato evidenziato che la crescita delle cellule T regolatorie diminuisce con l’aggravamento della malattia, svelando uno stretto legame fra metabolismo, ridotta funzione delle cellule sentinella e progressione della sclerosi multipla. Tale parametro, afferma De Rosa, «potrebbe essere quindi utilizzato come indice prognostico per l’identificazione precoce dell’andamento clinico della malattia, la cui evoluzione è spesso imprevedibile alla diagnosi».

Infine, i risultati di questo studio potrebbero aiutare a comprendere perché la Sm è molto più comune nei paesi ricchi ed opulenti, dove si registra una ’pressione metabolicà nettamente maggiore rispetto a quella riscontrata nelle società meno avanzate. Il lavoro, frutto di una collaborazione internazionale che coinvolge anche l’Università Federico II di Napoli, Irccs-MultiMedica e University of California Los Angeles, è stato finanziato principalmente da Fondazione italiana sclerosi multipla, European Research Council, ministero della Salute e Miur.(ANSA).

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