Tiroide, quando il metabolismo manda segnali: dai sintomi ai noduli quando fare un controllo
Dagli esami utili alla diagnosi fino alle terapie disponibili: ne parliamo con la dottoressa Marina Pagani, endocrinologa di Habilita Medical Bergamo
Lettura 2 min.La tiroide è piccola, ma il suo impatto sulla salute è molto rilevante. Situata alla base del collo, questa ghiandola a forma di farfalla regola il metabolismo e influenza numerose funzioni vitali. Quando non funziona correttamente, l’organismo invia segnali che spesso vengono sottovalutati.
Ne parliamo con la dottoressa Marina Pagani, endocrinologa di Habilita Medical Bergamo, dove è attivo il centro di cura delle patologie della tiroide. La dottoressa Pagani ha quarant’anni di esperienza clinica maturata presso l’Ospedale di Bergamo, dove ha ricoperto il ruolo di dirigente medico nell’Unità di Endocrinologia.
Che ruolo ha la tiroide nel nostro organismo?
«La tiroide produce ormoni fondamentali, FT3 e FT4, che regolano il metabolismo e il funzionamento di molti organi: cuore, cervello, muscoli, intestino, apparato scheletrico. È una vera “centralina” energetica del corpo. Anche piccole alterazioni possono avere effetti diffusi».
Quali sintomi devono far sospettare l’eventuale presenza di un problema?
«Dipende se la tiroide lavora troppo o troppo poco. Nell’ipotiroidismo prevalgono stanchezza, aumento di peso, pelle secca, ridotta resistenza al freddo, rallentamento psicomotorio e sindrome depressiva. Nell’ipertiroidismo, invece, possono comparire dimagrimento, tachicardia, nervosismo, irritabilità, insonnia e sudorazione. Il problema è che questi sintomi sono spesso aspecifici e quindi vengono trascurati».
Chi è più a rischio?
«I disturbi tiroidei possono comparire a qualsiasi età, ma aumentano dopo i 40-50 anni. Le donne sono molto più colpite degli uomini, fino a 5-8 volte in più, soprattutto in momenti delicati come la gravidanza e la post-menopausa».
Quali esami permettono una diagnosi corretta?
«Il primo esame è il TSH, prodotto dalla ghiandola ipofisaria, situata alla base del cervello, che regola la produzione degli ormoni tiroidei e si misura con un semplice prelievo. È un indicatore molto sensibile: varia anche in presenza di piccoli squilibri. Se alterato, si approfondisce con il dosaggio di FT3, FT4 e degli anticorpi antitiroidei, come AbTg, AbTpo e Trab. In alcuni casi può essere richiesto anche il dosaggio della calcitonina, ormone prodotto dalle cellule C della tiroide e utilizzato come marcatore tumorale, utile per identificare o escludere il carcinoma midollare della tiroide. Valori elevati richiedono ulteriori approfondimenti, come l’agoaspirato dei noduli. L’ecografia tiroidea con color-doppler è invece fondamentale per valutare la struttura e la vascolarizzazione della ghiandola e individuare eventuali noduli».
Parliamo di noduli tiroidei: quando preoccuparsi?
«I noduli tiroidei sono molto frequenti, soprattutto con l’avanzare dell’età, e nella maggior parte dei casi sono benigni. Tuttavia, una piccola percentuale può essere di natura tumorale. Per questo è importante non ignorarli. L’ecografia consente di identificarli e valutarne le caratteristiche. Quando un nodulo presenta elementi sospetti, si procede con un agoaspirato tiroideo ecoguidato, un esame rapido e poco invasivo che permette un’analisi citologica delle cellule. Nel corso della mia attività ho sviluppato competenze avanzate nell’ecografia della tiroide e nell’esecuzione di agoaspirati ecoguidati, strumenti fondamentali per una diagnosi accurata e tempestiva dei noduli tiroidei. In questo modo è possibile distinguere le forme benigne da quelle che richiedono un trattamento specifico».
I disturbi della tiroide si curano?
«Sì, nella grande maggioranza dei casi. Per la cura dell’ipotiroidismo si utilizza una terapia sostitutiva con levotiroxina, semplice ed efficace. L’ipertiroidismo può essere gestito con farmaci, iodio radioattivo o chirurgia. Anche nei casi tumorali, se diagnosticati precocemente, le prospettive sono generalmente molto buone».
È possibile prevenire o fare controlli anche senza sintomi?
«Non sempre si può prevenire, soprattutto nelle forme autoimmuni, dove sono presenti anticorpi antitiroidei. Tuttavia, è importante assumere iodio a sufficienza, sempre su indicazione del medico perché in alcuni casi può essere sconsigliato. Sono raccomandati controlli del TSH in presenza di familiarità, sintomi sospetti o in fasi particolari della vita, come la gravidanza. Nelle donne sopra i 50 anni, uno screening periodico può essere utile anche in assenza di disturbi. La tiroide lavora in silenzio, ma quando si altera può influenzare profondamente la qualità della vita. Riconoscere i segnali e sottoporsi a controlli mirati consente oggi diagnosi precoci e cure efficaci, anche nei rari casi più complessi».
Per patologie legate alla tiroide o al campo dell’endocrinologia metabolica e scheletrica, con particolare attenzione all’osteoporosi, incluse le forme indotte da glucocorticoidi, alle patologie ipofisarie, surrenaliche e gonadiche, è possibile contattare l’ambulatorio di Habilita Medical Bergamo.
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