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Sono le condizioni più difficili a rendere le cose straordinarie

Roberto Paratico, direttore generale della Flow-Meter Spa, è sceso in campo con la sua azienda per fornire migliaia di strumentazioni indispensabili per garantire ossigeno e gas medicinali ai malati di Covid

Sono trascorsi due anni dall’arrivo della pandemia nella nostra provincia. Cosa si ricorda di quei momenti?

«La nostra azienda si è messa subito a disposizione in modo da trovare soluzioni per tutto ciò che riguardava la fornitura di ossigeno e gas medicali. Gli ospedali necessitavano non solo di apparecchiature come flussimetri o sistemi di ventilazione non assistita, ma tutto il materiale per l’erogazione. Le giornate erano concitate, perché era necessario trasformare i reparti delle strutture sanitarie in sub intensiva. Chiaramente gli impianti non erano dimensionati e noi abbiamo fatto di tutto per realizzare gli ampliamenti necessari in modo da erogare ossigeno al maggior numero di pazienti. Non ci siamo mai fermati e ricevevo anche 15 o 20 telefonate ogni giorno da Giovanni Licini, fondatore dell’Accademia dello Sport per la Solidarietà, che era in prima linea per risolvere i problemi nel più breve tempo possibile. Uno tsunami inaspettato stava facendo volare via i nostri cari, e gli amici, sia giovani che anziani».

La vostra azienda, specializzata in attrezzature medicali, ha fatto letteralmente gli straordinari.

«In tre mesi sono stati profusi enormi sforzi per assistere tutti i malati, a partire dai nostri anziani, che rischiavano di morire perché mancavano le bombole di ossigeno. Ricordiamo anche l’ospedale distaccato in fiera, dove abbiamo realizzato un impianto di distribuzione di gas medicinali in una settimana e donato tutte le attrezzature necessarie. I nostri caschi Cpap sono stati validati anche negli Stati Uniti, mettendo a disposizione questa tecnologia per il trattamento dei pazienti critici.

Eravamo costretti a dover operare il triplo dei ritmi normali e abbiamo convertito la produzione sulla strumentazione per l’erogazione dell’ossigeno. D’altronde, dovevamo accontentare le esigenze del nostro territorio e di tutta Italia e abbiamo interrotto le forniture estere. Non dimenticherò mai la fila delle auto di servizio mandate dagli ospedali che aspettavano la consegna delle attrezzature salva vita. Teniamo presente che ci siamo ritrovati a produrre anche 5 mila flussimetri ogni settimana. Con orgoglio abbiamo lavorato a stretto contatto con i medici, impegnati direttamente sul campo, pur rimanendo in seconda linea e di conseguenza più protetti rispetto agli operatori sanitari. In qualche mese siamo riusciti a riportare, non tanto la serenità, che manca ancora oggi, ma quantomeno una condizione gestibile

I bergamaschi non si sono certo piegati davanti alla ferocia del virus, dimostrando grande solidarietà.

«Nella nostra provincia il volontariato, a partire dall’Accademia dello Sport per la Solidarietà, capitanata da Giovanni Licini, ha rappresentato un esempio per tutti. Nei momenti più concitati gli imprenditori sono rimasti uniti da un collante che ha permesso di salvare tantissime vite umane. La tac mobile portata al Bolognini di Seriate ha permesso una diagnosi tempestiva, quando ancora i tamponi o i sistemi per le analisi sui pazienti erano ancora contenuti. In tantissimi hanno donato denaro per realizzare opere e strutture per la comunità bergamasca, mentre i volontari hanno lavorato senza sosta per settimane. Dobbiamo alzarci in piedi per applaudire questa grande generosità, dai tifosi dell’Atalanta agli imprenditori che hanno messo a disposizione tuto quello che avevano pur di dare una mano agli altri».

Le immagini di Bergamo, ma anche la reazione della nostra comunità, hanno fatto il giro del mondo.

«Il ricordo rimarrà indelebile nella mia memoria e tutti noi confidiamo che torni presto il sole dopo la tempesta. Abbiamo dimostrato come sono le condizioni più difficili a rendere le cose straordinarie».

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