Lunedì 23 Gennaio 2012

Carla ed Enzo:
«Rifatevi il look»

Quello dei nuovi canali digitali terrestri è un terreno molto frizzante e pieno di idee non convenzionali. Real Time poi, anche da noi a Bergamo, è seguitissima, soprattutto dalle donne (ma non solo). Carla Gozzi ed Enzo Miccio sono i volti più conosciuti della rete, con i loro «Ma come ti vesti?!» (mercoledì, ore 21,10) e «Shopping night» (sempre mercoledì, 23,05). Arrivato alla quinta stagione, «Ma come ti vesti?!» è un programma che si muove tra moda e psicologia:in ogni puntata propone «casi disperati» - segnalati da amici e parenti - di persone che affrontano l'armadio e cercano di rifarsi un'immagine, ma al tempo stesso anche di cambiare il proprio stile di vita.

Iniziamo dalla domanda più banale, ma difficilissima. Che cosa è la moda?
Carla: E' un desiderio di comunicare come siamo. Fa parte della nostra vita, della nostra giornata. Per me, poi, la moda è come una giornata di sole. Enzo: E' uno stile di vita, che ogni giorno si costruisce in base ai propri sogni ed esigenze. Ma è anche una macchina importante che muove una parte dell'economia.

Se non avessi lavorato nella moda, cosa avresti fatto?
C.: L'insegnate, ne sono certa. Ho sempre pensato, fin da ragazza, che il mio impegno sarebbe stato quello di aiutare gli altri. In fondo anche adesso faccio questo: insegno stile.
E.: Avrei organizzato eventi. Fin da ragazzino ogni festa, iniziativa, piccola cerimonia che riguardava la mia famiglia o i miei conoscenti passava dal mio estro. Da bambino, comunque, pensavo già alla moda: in un certo periodo ho anche pensato di fare lo stilista, e intorno ai 10 anni incisi sul portone di casa i nomi dei miei brand preferiti: la V di Valentino, la G di Gucci, la doppia C di Chanel. Ricordo ancora quante ne sentii da mia madre…”.

Da quando hai iniziato a pensare alla moda?
C.: E' la moda che ha incrociato me. La mia non è la classica storia di bambina che faceva i vestitini per le bambole (ride). Anzi, ero un totale maschiaccio tanto che ero così ribelle che mi madre mi mandò in collegio: i grembiuli neri che ero costretta a indossare dalle suore mi hanno fatto pensare a delle alternative. Nella vita e nello stile.
E.: Quando quell'aria frizzante di festa mi ha completamente coinvolto e quando ho capito che la moda e l'organizzazione di eventi erano due cose che ben si combinavano.

Quanto ti piace osare nel look?
C.: Io amo osare e lo faccio abbinando pezzi classici con accessori o linee alternative, lavorando con il vintage, e mixando pezzi colorati, animalier, decisamente d'effetto. Osare fa parte del mio stile, credo sia innato.
E.: Tantissimo, ma sempre con un pizzico di ironia. Perché credo che per osare bisogna saper essere ironici e disinvolti. Quasi come se ci vestissimo e poi ci dimenticassimo quello che abbiamo indosso. Ovviamente la sicurezza in se stessi gioca un ruolo fondamentale.

Ma tra moda e stile, il gusto dove sta?
C.: Diciamo che la moda deve avere una componente di stile e nello stile ci vuole tanto buon gusto. Ma bisogna anche dire che il buon gusto ha mille declinazioni.
E.: Il gusto è insito in noi, è un fattore personale, con una percentuale di soggettività.

E allora cosa è per te il cattivo gusto?
C.: Tre cose sostanziali: non valorizzarsi, non avere estetica cromatica, con abbinamenti stridenti, e sbagliare le proporzioni in quello che si indossa.
E.: Ne siamo circondati, purtroppo.

La mattina ti svegli e per prima cosa…
C.: “Sorrido al mio cane (ride). Vivo in campagna e con mio marito siamo pazzi per i cani. Dopo di che, raccolgo le idee e decido il look del giorno, pensando a tre variabili: il meteo, il mio mood, ossia come mi sento d'umore, e il dress code, ossia gli impegni che ho in quel giorno. Scelgo così un outfit che possa essere adatto a tutto l'arco della giornata, modificandolo con gli accessori se passo da una sessione di personal shopping a una riunione piuttosto che a una puntata tv. Aggiungo o cambio accessori per rendere il look il più indicato a me e a quanto devo fare.
E.: Premetto che sono pigrissimo e che la mattina è il mio momento peggiore. La mattina cosa faccio? Corro allo specchio (ride) e inizio con le mie cremine. Cerchiamo di fare quel che si può, del resto… (ride).

Il tuo look tra le mura domestiche?
C.: Ho solitamente due modi di vivere la casa: uno stile british quando esco con i miei cani, abbinando pantaloni in velluto a maglioni in shetland, e uno stile più semplice per quando sono dentro casa, composto da sottovesti di raso o seta, cardigan lunghi dal taglio lineare con cintura in vita e ballerine. Tutto tono su tono, spaziando dal bianco al grigio, dal beige al cipria.
E.: Mi voglio bene anche in casa e scelgo vestaglie di seta e babbucce, da abbinare a pigiami sempre di seta bianchi o blu.

E per andare a comprare il latte?
C.: Con i tacchi, comunque. Nella mia vita normale, sono come sempre: ipercoordinata. E' nel mio modo di essere, che vada dal lattaio o a una riunione. Lo decide il mio senso estetico.
E.: Con il look del giorno: solitamente vado al supermercato dopo il lavoro.

L'ultimo acquisto?
C.: Un paio di Mary Jane (noto modello di scarpe di Manolo Blahnik, ndr) di vernice, color fango. Un sempreverde.
E.: Un paio di scarpe, modello babbuccia, di velluto verde: morivo dalla voglia di indossarle!

Il prossimo?
C.: Una pashmina bianca, di lana morbida e leggera. Bianca non ce l'ho e per me, che vesto molto di nero, mi illuminerebbe il viso.
E.: Sto cercando una borsa shopper da lavoro. Possibilmente non il modello cartella e non dalle linee troppo femminili. Ancora non ho visto nulla che mi vada a genio.

Il primo acquisto modaiolo davvero importante?
C.: Ho iniziato a lavorare a Londra ed ero squattrinatissima. Praticamente con i primi soldi guadagnati a malapena mangiavo e pagavo l'affitto. Piano piano sono riuscita a mettere da parte qualcosa e mi sono comprata una cintura di Hermes: anni Cinquanta, alta e color cuoio. Mi ricordo ancora quando ho varcato la soglia della boutique Hermes di Londra. La cintura è in una posizione speciale della mia cabina armadio.
E.: Impossibile dimenticarlo, e sto parlando di circa 25 anni fa. Risparmio dopo risparmio, ho comprato un cappotto blu, anni Ottanta, di Gianmarco Venturi: lunghissimo, spallatissimo, profilato in pelle e con i bottoni in argento. Se ci penso ora… Ai tempi ero ancora studente e quell'acquisto era il sogno: tutti i risparmi sono andati in quel capo che adoravo. L'ho tenuto nell'armadio per anni, è stato un po' il simbolo del mio legame con la moda.

L'acquisto più sbagliato?
C.: Non ho mai sbagliato. Può invece accadere che acquisti senza poi indossare per un po' quanto scelto, per aspettare l'abbinamento azzeccato. Ma di sbagliare mai, io tra l'altro non provo mai nulla, ma compro solo ciò che mi piace e credo possa valorizzarmi.
E.: Ne faccio continuamente (ride). Quando adocchio qualcosa che mi fa impazzire, anche se la taglia non è corretta, lo compro per forza. Con le scarpe per esempio: sono stato capace di infilarmi in un 42, io che ho il 44, pur di indossare un modello che adoravo. Una sofferenza incredibile, per poi regalarle il giorno dopo. Gli amici sono molto contenti del mio shopping compulsivo… (ride ancora). Per quanto riguarda poi i capi di abbigliamento, essendo così magro e alto, tendo a fare tutto su misura, ma quando mi intestardisco su un pezzo che mi appassiona per i materiali o il modello, anche se non mi veste bene, lo compro. E finisce anche questo nei regali… Amici fortunati…

A cosa non rinunceresti mai?
C.: Dal punto di vista estetico sicuramente al parrucchiere e al mio colore di capelli. In ambito moda, sono una malata di scarpe: non posso però dirvi quante ne ho… Mio marito potrebbe scoprire definitivamente la mia dipendenza. Ogni tanto mi chiede da dove arriva l'ennesimo paio mai visto e io ho sempre la stessa risposta: “Ma dai che ce le ho da una vita!” gli dico. Dubito che lui ci caschi, ma per il momento fa finta di credermi. Meglio così (ride).
E.: Al burro cacao. E alla pochette.

Da Carla ad Enzo e da Enzo a Carla un consiglio da personal shopper.
C.: Vediamo… Lui di sicuro mi dirà di cambiare pettinatura… Io gli dico invece che mi piace più in spezzato. Perfetto per esempio in pantaloni cachi e giacca blu.
E.: E' già così perfetta! Però, se devo dirle qualcosa, che la preferisco più vintage. Credo davvero che Carla incarni in assoluto lo stile vintage.

Il politico meglio vestito?
C.: In questa fase è davvero difficile rispondere…
E.: Elenco indicibile…

Le star meglio e peggio vestite?
C.: Funziona tutto bene sul red carpet, quando si affidano a stylist e a case di moda. Ma in tv ci sono delle cose terribili da vedere: il look di Barbara d'Urso, della Carlucci, della Clerici. Una donna con uno stile che mi piace davanti e dietro la telecamera è Michelle Hunziker. E pensare che le svizzere sono considerate le donne peggio vestite…
E.: Ho già così tante nemiche… e la lista sarebbe troppo lunga. Però dico quelle chic e sobrie in maniera raffinata: Vittoria Cabello, Federica Panicucci, Caterina Balivo.

Tre cose che non devono mancare in un guardaroba?
C.: Per lei: una sottoveste di raso, un cardigan e un dolcevita.
E.: Per lui: Una camicia, una giacca e un accessorio colorato, come una sciarpa che ho notato è sempre più nell'uso quotidiano.

E tre che non devono esserci assolutamente…
C.: Per lei ne bastano due: un capo informe, stile uomo ma dalle proporzioni sbagliate, e le tanto usate sneakers. A meno che non si vada a fare jogging…
E.: Per lui: i pantaloni a vita bassa con l'intimo in evidenza, la conottiera stile tamarro e le calze bianche. Sembra impossibile ma c'è ancora chi ne fa uso.

I vostri concorrenti che cosa vi chiedono di più?
C.: Cercano semplicemente aiuto per stare meglio con se stessi, per sentirsi più belli e valorizzati. E quindi per sentirsi più sicuri.
E.: Un cambio radicale, e non solo di look. Sono persone che stanno cercando una svolta. E spesso si inizia proprio con un cambio di guardaroba, un taglio di capelli.

E se qualcuno vi dicesse che “oltre alla moda c'è di più”…
C.: Risponderei che è vero, c'è molto di più. Ma, spiacente, alla moda non si può rinunciare: è dentro di noi e ci porta fuori, obbligandoci a farci conoscere anche attraverso essa.
E.: Eccome se c'è molto di più, ma la moda permette anche di sognare, di darti la carica. Ti fa stare bene, e un sorriso, a volte, è un ottimo modo per stare meglio con se stessi e gli altri.

Fabiana Tinaglia

fa.tinaglia

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