Ironia o vorrei
ma non posso?

Un tocco di ironia nella moda non fa mai male e la nuova tendenza di celebrare e «rivisitare» i grandi marchi è sbarcata anche a Bergamo.

Ironia o vorrei ma non posso?

Un tocco di ironia nella moda non fa mai male e la nuova tendenza di celebrare e «rivisitare» i grandi marchi è sbarcata anche a Bergamo. Ci sono le magliette irriverenti che rielaborano i loghi di Chanel o Dior, ma c'è anche una nuova moda che si racconta attraverso colorate borse in canvas. Da Banane Taipei a Pomikaki fino a V°73 ecco la tendenze di mettersi in spalla una Hermès «trompe l'oeil». Subito spiegato: la Kelly o la Birkin sono stampate su shopper in cotone. I primi a inventarsi la nuova tendenza è un gruppo di giovani designer che a Taipei nel 2010 hanno creato una borsa ecologica, rivendicando orgogliosamente il loro essere «made in Taiwan» oltre alla loro attenzione per l'ambiente e la manifattura. Anche per il nome - Banane Taipei - c'è una spiegazione: hanno scelto la banana perché simbolo degli umili di Taiwan e perché a suo tempo portò grandi investimenti dall'estero. Da Venezia arriva invece V°73, pensata dalla designer Elisabetta Armellin: il nome del brand deriva dal numero civico del suo atelier e la shopper è in canvas, con stampata la storica Birkin con chiusura in metallo, resa riconoscibile dai charms e i dettagli in pelle. Veri e propri falsi d'autore da esibire come tali. Con chi vede queste borse come l'accessorio del «vorrei ma non posso» ma soprattutto con chi invece le indossa con ironia. Come le Pomikaki, che vogliono essere proprio una riproduzione giocosa ed economica della borsa iconica per eccellenza, la Kelly di Hermès. Insomma: per chi la Hermès se la può solo sognare (la maggioranza delle donne tra l'altro), ecco un modo divertente per celebrarla e per divertirsi con il colore. L'effetto è strepitoso e il messaggio è significativo, soprattutto in tema di moda: «Non credete alle apparenze»: «In un momento come quello che stiamo vivendo - spiegano da Pomikaki -, ci piacerebbe che tutte le donne guardassero con divertimento piuttosto che con invidia quel mondo patinato». E dalla griffe si rifanno a Oscar Wilde: «O si è un'opera d'arte, o la si indossa!».

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