Petit Bateau
e i suoi 120 anni

«Maman les p'tits bateaux qui vont sur l'eau ont-ils des jambes?» (mamma, le barchette che vogano sull'acqua hanno le gambe?). Da una filastrocca per bambini si snoda una storia lunga 120 anni: quella di Petit Bateau e delle sue storiche culotte.

Petit Bateau e i suoi 120 anni

«Maman les p'tits bateaux qui vont sur l'eau ont-ils des jambes?» (mamma, le barchette che vogano sull'acqua hanno le gambe?). Da una filastrocca per bambini si snoda una storia lunga 120 anni: quella di Petit Bateau e delle sue storiche culotte, nate dal geniale guizzo di Pierre Valton che nel 1918 ebbe l'idea di «tagliare le gambe» alle mutande che a quei tempi si portavano lunghe e di lana. Bastò una sforbiciata per dar vita a un nuovo capo d'abbigliamento, la prima culotte in cotone per bambini. A realizzarla fu la famiglia Valton che a Troyes dal 1893 produceva maglieria intima. E proprio a Troyes, Petit Bateau nasce, si sviluppa e ancora oggi, oltre un secolo dopo e una diffusione del marchio a livello mondiale, l'azienda fila qui il suo cotone, lo lava, colora e assembla. Il tutto tra telai ipertecnologici ma anche l'artigianalità di quattrocento abili donne che applicano bottoncini, rifiniscono asole, danno vita al pezzo finito dai tessuti sostenibili, con quella manualità che contraddistingue ancora i capi del colosso francese, dal 1988 acquisito dal gruppo Yves Rocher.

Una moda senza tempo quella di Petit Bateau, che abbina comfort a tradizione, essenzialità a un classicismo immortale. E quel piccolo battello si è impresso nella storia della moda, dalle culotte in morbido cotone ai body con il rivoluzionario collo all'americana fino alla mitica marinière, quella che Brigitte Bardot indossò sulla spiaggia di Saint Tropez incantando tutto il mondo. Quelle millerighe continuano a fare furore, questa stagione più che mai, e sono un po' la carta d'identità del brand francese che da sempre si è rifatto al mondo marittimo, all'atmosfera ovattata, a tratti irreale, della Costa Azzurra. Tutto in una logica costante, che si conferma stagione dopo stagione: «il passato è il nostro futuro» sintetizza Giorgia Serriello, direttore generale Petit Bateau per L'Italia, «una marca che ci accompagna nei momenti importanti della vita e ci ricorda quell'infanzia che ha permesso a ognuno di noi di crescere e diventare un adulto». Messaggio di storia che Petit Bateau ha trasmesso anche attraverso una comunicazione sempre vivace e innovativa, dal 1920 quando fece la sua comparsa sulla stampa Marinette, bimba cartoons dalle culotte rivoluzionarie, a «Sempre», campagna del 2009 che ha colto l'espressione naturale di persone di tutte le generazioni davanti alla macchina fotografica. «Calcolando l'età in mesi, Petit Bateau ci ha ricordato che ciascuno di noi ha conservato un pizzico d'infanzia che ci ha aiutati a diventare adulti» commenta ancora Serriello mentre il brand lancia la nuova collezione per adulto con una novità importante: maison Kizuné - etichetta musicale evolutasi poi in fashion brand - si occuperà della direzione artistica uomo e donna, con «l'obiettivo di rivitalizzare le tradizioni, attraverso l'uso del colore e dei volumi» commenta ancora Giorgia Serriello. Il duo composto da Gildas Loaëc e Masaya Kuroki - francese e produttore artistico il primo, architetto giapponese il secondo - ha anche firmato una capsule collection proprio per celebrare questi 120 anni, rivisitando le millerighe con l'uso esclusivo del blu, bianco e rosso e il ritorno del logo del nodo marinaro che aveva già decorato la prima collaborazione che Petit Bateau siglò con Kitsuné nel 2009.

Il tutto per una moda essenziale, dai tagli proporzionati e dallo stile riconoscibile. Che fa furore in tutto il mondo: ogni anno il «piccolo battello» vende 4 milioni di t-shirt, 3 milioni di culotte, 17 milioni di intimo. Senza dimenticare le tante collaborazioni, da quella italiana con 10 Corso Como del 2011 a quella più recente con Carven e all'ironica - e musicale - capsule nata con gli Herman Dune l'anno scorso. Tutti che hanno reinterpretato la marinière a loro maniera. Sempre nuova, sempre chic. Ma in fondo, anche senza pensarci troppo, ma solo indossando quelle mille righe, ecco che siamo proiettati in un'atmosfera ricca di fascino: con B.B. a Saint Tropez, in Vespa come Audrey Hepburn in «Vacanze romane», con Picasso davanti a una tavola apparecchiata. Con il profumo del mare che mette allegria.

Fabiana Tinaglia

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