Lunedì 29 Settembre 2008

Max Mara, nuova gestionein via XX Settembre

Un brindisi per festeggiare la nuova gestione del negozio e per celebrare i 55 anni di una delle più famose case di moda italiane: è quello che Max Mara, in via XX Settembre, offrirà mercoledì 8 ottobre, dalle 17 alle 20, ai propri invitati con la collaborazione de «La Marianna».

In programma una «passerella virtuale» dove le bergamasche potranno ammirare le novità dell’Autunno-Inverno 2008. In questo allestimento suggestivo spiccherà l’icona della casa di moda reggiana, il cappotto, assieme ad una collezione speciale di piumini.

Ed è proprio sul cappotto che Max Mara ha organizzato una mostra itinerante, «Coats!, Max Mara, 55 anni di moda italiana», ospitata dal Kulturforum degli Staatliche Museen di Berlino nel 2006, poi trasferitasi al Mori Arts Center di Tokyo nel 2007 e, in fase di inaugurazione della sua terza tappa il prossimo 18 ottobre, al Namoc di Pechino.

Max Mara, la più grande catena di distribuzione del pret-à-porter italiano, è nata dal genio imprenditoriale di Achille Maramotti che nel 1951 presentò per la sua prima sfilata un cappotto color cammello e un tailleur rosso geranio. Max Mara conquistò presto il mercato con i suoi capi di abbigliamento per donna caratterizzati dall’elegante design e dall’ottimo rapporto qualità/prezzo. Una moda con influenze familiari: Marina Rinaldi era la bisnonna di Maramotti e a fine Ottocento gestiva un atelier di lusso a Reggio Emilia. Da qui collezioni essenziali e precise, dai tagli puliti e le linee rigorose che ancora oggi caratterizzano le collezioni di Max Mara e Sportmax, linea destinata alle più giovani.

La mostra celebrativa ripercorre quindi la storia del marchio dagli anni ’50 ad oggi. Il racconto è suddiviso per aree tematiche diverse che si intrecciano tra loro e si concatenano attraverso il filo della successione temporale. Ogni tematica individua, infatti, un particolare momento storico e culturale dell’azienda: la nascita del gruppo (anni ’50-’60), il legame con l’editoria (anni ’70), la creatività (anni ’80), la fotografia (anni ’90) e, non ultima, la produzione industriale, attraverso materiali spesso attinti direttamente dall’archivio storico di Max Mara. (29/09/2008)

fa.tinaglia

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