Per l’Italia è una novita assoluta, anche se nel centro di Rio de Janeiro, come nei locali di tendenza di New York o Londra quella del ristorante «al chilo» è già una vera e propria moda. C’è chi la definisce solo un nuovo modo di concepire il brunch, mentre alcuni si spingono oltre, sostenendo che è un metodo per tenere non solo sotto controllo la linea, ma anche il portafoglio. Così a Dalmine nasce il ristoclub Guga (in via Friuli 29, tel. 035-567453), esperimento pilota a livello nazionale sul fronte della ristorazione, contenitore multiuso per colazioni veloci o pasti completi in compagnia, tutti rigorosamente vincolati alla vera protagonista del locale: la bilancia. I ristoranti al chilo o «a peso» come li ama definire la clientela, a seconda delle latitudini, sono una delle intuizioni recenti più geniali dei brasiliani. Ci si serve da soli, si riempiono a piacimento i diversi piatti, dall’antipasto al dolce, secondo un proprio menù, e poi si passa alla bilancia e si paga in base al peso.
Per gli italiani il ristoclub Guga, dal nomignolo di Gustavo Kuetern, gloria del tennis brasiliano, duemila metri quadrati su due piani, 400 posti e 40 dipendenti, rappresenta una rivoluzione culturale, ancor prima che alimentare. Ma è semplice, divertente «e pure economico - garantisce Renato Rodigari, nome noto nel campo dell’enogastronomia bergamasca e socio, insieme ad altri tre imprenditori, due bergamaschi e due torinesi, della società -. Da noi infatti, con un menù personalizzato, potendo contare su un buffet lungo 27 metri, uno riesce a saziarsi, gustando cibo di buona qualità, anche restando sotto una spesa di dieci euro».
Abbiamo fatto una simulazione alla bilancia per capire davvero se conviene mangiare a peso e in effetti i vantaggi, a livello di spesa, esistono, se si pensa che mettendo sul piatto un pasto completo di qualità abbiamo speso 8,30 euro, così suddivisi: antipasto misto 2 euro; primo piatto (risotto) 2,80 euro; secondo piatto (seppioline con polenta) 2,50 euro e dessert (con 3 monoporzioni) 1 euro.