Gazad, il nuovo granaio della speranza. Mons. Ginami: «Qui l’acqua e il miglio cambiano la vita»

LA TESTIMONIANZA. Dal Nord del Camerun, mons. Luigi Ginami racconta l’emozione per l’inaugurazione del nuovo magazzino del miglio a Gazad, realizzato dalla Fondazione Santina insieme alla popolazione locale.

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Gazad

Dal caldo soffocante delle notti nel Nord del Camerun alla commozione per l’inaugurazione del nuovo magazzino del miglio nel villaggio di Gazad. È una testimonianza intensa, fatta di volti, polvere, fede e gratitudine, quella che mons. Luigi Ginami racconta dalla Fondazione Betlemme, dove sta vivendo giorni di missione accanto a padre Danilo e ai volontari italiani del servizio civile.

Le temperature raggiungono anche i 48 gradi e spesso mancano elettricità e acqua. «Nella mia stanza sembrava di stare in un forno a microonde», racconta. Così, per trovare un po’ di sollievo, decide di dormire all’aperto, sotto una palma, nel patio della missione. «Quando il generatore si spegne, scende il silenzio: restano i suoni degli insetti, degli uccelli notturni, il vento tra i rami e la luna che infonde pace». Un’esperienza semplice ma profonda, che diventa occasione per contemplare la natura e sentirsi immerso nella vita del villaggio.

Il magazzino del miglio a Gazad

Ma il cuore del racconto è la giornata del 3 maggio, data dell’inaugurazione del nuovo magazzino del miglio a Gazad, villaggio di circa 600 abitanti nell’estremo Nord del Camerun. Dopo la Messa celebrata con padre Danilo, don Gigi - come preferisce essere chiamato monsignor Ginami - parte insieme ai volontari Ilaria e Giovanni Battista verso il villaggio. L’arrivo è accolto da una scena che lo commuove profondamente: un gruppo di ragazzi in moto gli corre incontro gridando il suo nome, «Gigi! Gigi!», tra clacson, polvere e sorrisi.
«Quelle urla felici sono per me una carica atomica», racconta. E ripensando alla sua nuova vita iniziata cinque anni fa, lontano dal Vaticano, riconosce in quei volti il segno più autentico del cammino compiuto.

La vita a Gazad

Ad attenderli a Gazad ci sono circa 200 persone: donne nei loro abiti colorati, bambini festanti, uomini in abiti tradizionali. Al centro del villaggio sorge il nuovo granaio, costruito grazie al sostegno della Fondazione Santina - una piccola Onlus sorta in ricordo della mamma di un sacerdote bergamasco - insieme alla popolazione locale, che ha contribuito raccogliendo circa 800 euro.

«Non è solo assistenza – sottolinea don Gigi – ma educazione alla socialità, alla dignità, alla responsabilità reciproca»

Il magazzino può contenere fino a quattro tonnellate di miglio e rappresenta una vera «banca rurale» del cibo: chi ha raccolti abbondanti deposita il proprio miglio, mentre chi vive un’annata difficile può ricevere un prestito alimentare per superare la carestia. «Non è solo assistenza – sottolinea don Gigi – ma educazione alla socialità, alla dignità, alla responsabilità reciproca».

La cerimonia si trasforma in una festa collettiva: danze tribali, discorsi delle autorità locali, canti e regali simbolici. Tra questi, una capretta, undici galline e soprattutto un secchio d’acqua prelevata dal pozzo inaugurato l’anno scorso dalla Fondazione Santina.

Il pozzo

Una donna si avvicina a don Gigi, versa lentamente quell’acqua ai suoi piedi e gli dice: «Quest’acqua proviene dal pozzo che ci avete regalato. Oggi vogliamo offrirla a lei». Un gesto che lo commuove profondamente. «Quell’acqua purifica i miei peccati, relativizza le mie stupide preoccupazioni italiane e mi rimanda all’essenziale», confida.
Il momento culminante arriva con il taglio del nastro affidato a Ilaria, giovane volontaria italiana in servizio civile. Tra applausi e grida di gioia, il nuovo granaio viene ufficialmente inaugurato e benedetto con l’acqua del pozzo di Gazad.

L’assegnazione del 5 per mille

Nel silenzio della preghiera del pomeriggio, don Gigi affida a Dio il futuro dell’Associazione Amici di Santina Ets e della Fondazione Santina Ets, proprio mentre dall’Italia arriva la notizia dell’assegnazione del 5 per mille alle due realtà. «Le offerte che giungeranno non saranno spese invano – conclude –. L’acqua benedetta del pozzo di Gazad e il nuovo granaio ne sono la dimostrazione evidente».

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