Si tuffa nel Garda e non riemerge: è morto il 16enne di Cividate

LA TRAGEDIA. Il ragazzo era a Desenzano su un pedalò con gli amici: «Li ho sentiti urlare, poi si sono immersi per cercarlo». Recuperato dalla Guardia costiera, subito gravissimo. E’ morto in ospedale nella giornata di domenica 3 maggio.

Cividate

Pomeriggio drammatico sabato 2 maggio sul lago di Garda. Un ragazzo di 16 anni di Cividate è morto domenica agli Spedali Civili di Brescia dopo che non è riemerso da un tuffo nelle acque di Desenzano. Il corpo esanime è stato recuperato dalla Guardia Costiera, con l’aiuto degli stessi amici del ragazzo, sul fondo del lago e affidato ai soccorritori del 118 che per oltre un’ora lo hanno rianimato sul lungolago.

La situazione è apparsa critica fin dai primi istanti ma ciascuno ha tentato tutto il possibile: il team dell’elisoccorso ha continuato le manovre per far battere artificialmente il cuore fino a quando il giovanissimo è stato affidato al centro di rianimazione degli Spedali Civili, dove è stato ricoverato in prognosi riservata: è spirato nella giornata di domenica 3 maggio.

La dinamica dell’annegamento

Quello di sabato per il gruppo di giovanissimi doveva essere un pomeriggio spensierato sul Garda. Il 16enne di Cividate, era arrivato a Desenzano con un gruppo di amici, alcuni in auto e altri in treno, e aveva deciso di passare qualche ora in spiaggia nella zona del Desenzanino. Lì un gruppetto ha affittato un pedalò e con quello i ragazzi si sono allontanati di alcune decine di metri dalla riva, restando comunque all’interno della zona di sicurezza delimitata dalle boe.

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Il dramma una manciata di minuti dopo le 18, quando il 16enne ha deciso di fare il bagno. D opo che è saltato nell’acqua infatti non è più riemerso. Gli amici si sono spaventati e poi immediatamente messi a cercarlo immergendosi fin dove riuscivano. Negli stessi istanti è partita la chiamata al Nue 112 e il gommone di pronto intervento della Guardia Costiera li ha raggiunti in pochi minuti. Grazie alle indicazioni dei giovanissimi, gli uomini del soccorso navale hanno individuato il corpo adagiato sul fondo e insieme a loro lo hanno issato sul gommone e trasferito all’imbarcadero dove, nel frattempo, erano arrivate ambulanze, automedica e polizia. Da lì è iniziata la corsa contro il tempo.

I soccorsi e il tentativo di rianimarlo

Le manovre di rianimazione non si sono mai interrotte. Con tutta probabilità il ragazzo è stato vittima di un malore provocato dall’idrocuzione. La «sincope da immersione rapida» si verifica quando un corpo surriscaldato, magari dopo ore sotto il sole, in spiaggia o in barca, si immerge rapidamente, cioè con un tuffo, in acque fredde. Sabato pomeriggio le temperature sono state decisamente estive ma l’acqua del lago era ancora particolarmente fredda. Lo shock termico provoca una immediata perdita di conoscenza con conseguente blocco respiratorio e il rischio di arresto cardiaco. Quello che purtroppo sarebbe accaduto a Desenzano.

«Ero a riva con i miei amici – racconta un giovane di Cividate – quando ho sentito dei ragazzi che urlavano e chiedevano aiuto. Due si sono immersi per cercare di riportare a galla il loro amico che si era tuffato dal pedalò, ma dopo 20 minuti non sono riusciti a trovarlo. Nel frattempo è arrivata la Guardia costiera, il pedalò non era molto distante dalla riva, lo hanno trovato e riportato a galla, ma da quando si è tuffato a quando lo hanno recuperato saranno passati 40 minuti. Solo dopo ho capito chi era: lo conosco bene, siamo amici».

Il giovane, in condizioni gravissime, è stato ricoverato a Brescia in ospedale. Qui il decesso nella giornata di domenica 3 maggio, una notizia che ha provocato dolore e sconforto tra gli amici del ragazzo e in tutta la comunità di Cividate.

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