Clima e gas serra, 2024 e 2025 tra gli anni più caldi

(ANSA) - PESCARA, 09 GEN - Il 2025 si conferma tra gli anni più caldi mai registrati a livello globale, con concentrazioni record di CO2 e metano, secondo il professore ordinario di Fisica dell'Atmosfera e Climatologia dell'Università d'Annunzio di Chieti-Pescara, Piero Di Carlo.

Il 2024 era stato il primo anno a superare stabilmente la soglia di +1,5°C rispetto all'era preindustriale. Nel 2025, osserva Di Carlo, l'aumento delle temperature globali non è stato mitigato nemmeno dalla Niña, fenomeno naturale che periodicamente raffredda l'atmosfera. "Questo indica - spiega all'ANSA - che il riscaldamento globale ha ormai raggiunto un livello tale da sovrastare anche i meccanismi naturali di compensazione". Gli incrementi non sono uniformi: le aree polari e montane registrano aumenti più marcati rispetto alla media globale.

I record delle temperature sono accompagnati da nuovi massimi nelle concentrazioni dei gas serra. Secondo i dati Nasa citati dall'esperto, nel 2025 la concentrazione di anidride carbonica ha raggiunto le 430 parti per milione, contro le 317 ppm del 1958, anno di inizio delle osservazioni. Anche il metano ha toccato i 1.935 parti per miliardo, rispetto alle 1.638 ppb del 1984. "La crescita dei gas clima-alteranti è continua e non mostra segnali di rallentamento - afferma Di Carlo - e il sistema climatico sta rispondendo più rapidamente di quanto previsto dai modelli".

L'esperto sottolinea che l'andamento dei gas serra e delle temperature evidenzia come il raggiungimento degli obiettivi fissati dagli accordi internazionali, tra cui l'accordo alla COP di Parigi - che prevedeva la riduzione delle emissioni di gas serra, per tenere sotto controllo l'aumento di temperatura e per fare di tutto per contenerlo entro 1.5°C rispetto al periodo precedente la rivoluzione industriale - sia sempre più complesso.

"Il 2025 ha spazzato via la visione di qualche anno prima - commenta Di Carlo - si è preferito non vedere i dati, e non solo quelli disastrosi relativi alle temperature e alle emissioni, ma anche quelli riguardo l'aumento del 5,9% dei danni dovuti ad eventi meteo estremi, come alluvioni, esondazioni, frane e danni per vento estremo, come riportato dal rapporto di Legambiente".

(ANSA).

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