Rse-Crea, efficienza energetica nell'agroalimentare è chiave di competitività
(ANSA) - ROMA, 29 SET - Nel settore agroalimentare la transizione energetica rappresenta un fattore decisivo per garantire sostenibilità e competitività. Nel 2024 la filiera ha registrato un consumo superiore ai 20.900 GWh di energia elettrica, ripartiti tra i 6.600 GWh assorbiti dall'agricoltura e i 14.300 GWh impiegati dall'industria alimentare. Allo stesso tempo, si registra un segnale positivo sul fronte delle rinnovabili: le aziende agricole hanno autoprotto oltre 3.100 GWh grazie al fotovoltaico, dimostrando il potenziale del settore nell'avviarsi verso modelli produttivi più efficienti.
Il tema è stato al centro dell'evento organizzato da Rse, Ricerca sul sistema energetico e Crea per presentare i risultati dell'attività congiunta, contesto in cui il dialogo avviato tra il ministero dell'Ambiente e il ministero dell'Agricoltura mira a guidare il settore attraverso il contributo della ricerca scientifica.
Secondo le analisi di Rse, in filiere strategiche come quelle di pasta, olio, latte, frutta e vino i costi dell'energia superano il 10% del fatturato, posizionandosi tra le voci di spesa principali insieme alla manodopera e incidendo direttamente sui prezzi finali al consumo e sulle fluttuazioni del mercato. La sfida della decarbonizzazione è resa però più complessa dalla struttura del tessuto imprenditoriale italiano, caratterizzato da una forte prevalenza di micro e piccole imprese. Il 74% delle aziende agricole ha un fatturato inferiore ai 25mila euro, mentre l'84% delle realtà agroalimentari conta meno di nove addetti. Per queste strutture, spesso prive di risorse economiche e strutturali sufficienti per investire in innovazione, diventa indispensabile un adeguato sostegno finanziario, tecnico e formativo. Ed è qui che la ricerca può fare la differenza, sviluppando sistemi per integrare le rinnovabili nei cicli produttivi, recuperare biomasse e sottoprodotti, misurare con precisione gli impatti e abbattere consumi ed emissioni. Il vero banco di prova è trasformare queste soluzioni in innovazioni utilizzabili su scala produttiva. Per riuscirci servono competenze, strumenti e un trasferimento tecnologico più efficace, capace di raggiungere anche le aziende agricole e agroalimentari di minori dimensioni.
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