Bergamo, il viaggio di Lorenzo Arrigoni: «Tremila chilometri in bici alla scoperta del Giappone»
L’IMPRESA. Il viaggio del trentaduenne originario di Longuelo è durato 29 giorni. «L’idea di percorrerlo in bicicletta è stata una sfida personale». I video che ha realizzato diventeranno un cortometraggio.
Lettura 1 min.Da Sud a Nord, da Kagoshima a Cape Soya. Tremila chilometri in bicicletta e senza pedalata assistita. Tutto il Giappone in una sgroppata lunga 29 giorni. È l’impresa che ha appena compiuto Lorenzo Arrigoni, 32 anni.
L’idea del viaggio in Giappone
Viene da Longuelo, ma da un pezzo è cittadino del mondo: dopo aver studiato cinema a Milano, da cinque anni vive in Arabia Saudita, dove lavora, seguendo progetti artistici su commissioni governative locali, come fotografo e videomaker freelance.
«Il Gameboy e i Pokemon sono stati la mia passione fin da piccolo»
La guerra in Iran l’aveva spiazzato, «tutti i progetti si erano fermati», sicché a un certo punto si è chiesto, da buon bergamasco: «Come posso restare con le mani in mano?». La risposta che si è dato è stata questa: «Ho deciso di andare in Giappone per una lunga vacanza. L’idea di percorrerlo in bicicletta è stata una sfida personale. Di solito, in un viaggio, uno si dà dei propositi ambiziosi. Il mio era solo questo. Farcela».
Del Giappone non sapeva granché. «La storia del Giappone che conosco un po’ è quella recente, dalla Seconda Guerra mondiale in qua. Ma soprattutto la sua cultura pop, i fumetti. Da Goldrake in poi, insomma. Quando ho voluto passare dalla mitica sede della Nintendo, a Kyoto, questo edificio iconico e cubico, tutto a finestrelle, per me è stato speciale: il Gameboy e i Pokemon sono stati la mia passione fin da piccolo».
«Per un ciclista è il posto ideale»
La sua biciclettata gli ha offerto uno sguardo laterale sul Sol Levante: «Non ho frequentato le grandi città, ma le coste, i paesini dei pescatori, le montagne, le foreste, i campi di riso». Uno si immagina il Giappone rurale come un posto tranquillo. È così? Si corrono rischi?
«Tutto il Giappone mi è parso un parco giochi, per le amicizie che si stringono con altri turisti lungo la strada»
«Nessuno, anzi. E per un ciclista è l’ideale, dislivelli a parte. Non ho mai visto automobilisti così attenti e rispettosi nei confronti di chi va sulle due ruote. Per il resto, i giapponesi sono estremamente riservati, e poi c’è la barriera della lingua perché difficilmente parlano inglese. Un po’ come nelle nostre valli, peraltro. Ma tutto il Giappone mi è parso una specie di parco giochi, per la facilità con cui si trova da mangiare e da dormire ovunque, per le amicizie che si stringono con altri turisti lungo la strada».
Il ritorno a casa e il progetto
Ora Arrigoni è tornato. Una breve sosta a Milano e poi ripartirà con i suoi progetti sauditi, sperando che la tregua bellica prosegua.
L’esperienza in Giappone, però, diventerà un lavoro: «Monterò i video girati con la mia camera GoPro (alcuni si trovano già sul suo profilo Instagram, ndr) e ne farò un cortometraggio». Titolo? «“Un asino in Giappone”. Perché sono testardo, e alla fine ce l’ho fatta».
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