Cancro al seno, Carmelina operata a 103 anni: «Sto bene: l’ho fatto per le nipoti»

Carmelina Beltramelli oggi ne ha 105: nodulo trovato da sola. Esempio di prevenzione: intervento pubblicato su rivista scientifica.

Lei, a 105 anni, è la prova più efficace dell’importanza della prevenzione: due anni fa, da sola, con l’autopalpazione, semplice procedura consigliata a tutte le donne di qualunque età per verificare lo stato del proprio seno, si è scoperta un nodulo che l’ha insospettita. E così Carmelina Paolina Beltramelli si è rivolta subito all’équipe della Breast Unit dell’Humanitas Gavazzeni di Bergamo che, dopo la diagnosi di tumore e dopo un’attenta valutazione collegiale, che ha tenuto conto della considerevole età della paziente, dei rischi di un’asportazione chirurgica e di un’anestesia totale, ha optato per l’intervento. Ora a due anni di distanza da quell’intervento che ha fatto di lei la prima donna più anziana (all’epoca dell’intervento aveva 103 anni) operata di cancro al seno riportata in letteratura scientifica, l’ultracentenaria bresciana della Valcamonica sta bene e non presenta recidive.

L’intervento è stato descritto sulla rivista scientifica «Aging and Health Research – Elsevier», con l’articolo «Multidisciplinary management of breast cancer in a 103 years old patient: the ultimate “primum non nocere” challenge», che apre importanti riflessioni sul tema della prevenzione a tutte le età e dell’importanza di un approccio multidisciplinare nel trattamento delle patologie oncologiche. Ogni passo terapeutico è stato condiviso tra l’équipe della Breast Unit di Humanitas Gavazzeni e l’anziana paziente. «Avevo un po’ di preoccupazione ma mi sono fidata, e poi sapere che non dovevo fare l’anestesia generale mi ha tranquillizzata – racconta Carmelina Paolina Beltramelli – . Appena ho sentito che c’era qualcosa di diverso nel mio seno ho voluto farmi controllare: amo le mie nipoti e la mia famiglia e ho preso questa decisione per continuare a stare bene con loro. Dopo l’intervento faccio le stesse cose che facevo anche prima». I chirurghi della Breast Unit spiegano che la decisione finale, con il sì all’intervento è arrivata dopo attente valutazioni: la volontà di evitare la progressione del cancro e i suoi potenziali effetti negativi sulla qualità della vita della donna, la volontà di non soffrire, la breve durata dell’intervento (35 minuti) e la possibilità di ottenere l’eliminazione del tumore senza l’anestesia totale.

Oggi, a due anni dall’intervento, il follow up clinico non presenta recidive e i risultati chirurgici sono eccellenti. «Il caso di Carmelina è l’esempio lampante di come il tumore al seno non abbia oggi età» dichiara Massimo Grassi, responsabile della Breast Unit di Humanitas Gavazzeni di Bergamo. «L’età non dovrebbe essere l’unico criterio da considerare nel percorso clinico né elemento per dimenticare la prevenzione – spiega Gregorio Stratta, senologo dell’Humanitas Gavazzeni e primo autore dell’articolo scientifico –. È stato fondamentale scegliere le vie che più seguissero il principio “primum non nocere”, anche attraverso la chirurgia. Da qui la scelta dell’anestesia loco-regionale per evitare la generale e le sue potenziali complicanze e si è optato per una medicazione avanzata che riduce la tensione di sutura e favorisce la guarigione, invece del tubo di drenaggio».

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