Dopo 55 anni chiude l’edicola-tabaccheria di via San Bernardino a Bergamo

SERRANDE ABBASSATE. Un’edicola che chiude rappresenta sempre una notizia triste, perché si porta dietro tanti ricordi, ma soprattutto anni di servizio dedicati alla collettività.

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Sabato è l’ultimo giorno di apertura del punto vendita al civico 29 di via San Bernardino, che fungeva anche da tabaccheria, senza dimenticare il risvolto sociale e la sensibilità dimostrata dai gestori. Paola Bettoni (scomparsa lo scorso febbraio all’età di 90 anni) aveva gestito l’attività insieme al marito Angelo (mancato nel 2011) e poi con il figlio Mauro Martinelli.

Una storia lunga 55 anni, nei quali la famiglia di commercianti è andata incontro alle esigenze degli ospiti dell’istituto Palazzolo, passando con il carrello in ogni reparto della struttura di cura per offrire giornali e riviste che permettessero di trascorrere informati le giornate durante i ricoveri. «Da più di mezzo secolo l’edicola è sempre stata qui – racconta Mauro Martinelli, che oggi concluderà la sua esperienza lavorativa -. I miei genitori hanno aperto l’edicola nel lontano 1971, più di 55 anni fa e siamo una delle attività più longeve di via San Bernardino. La prima volta che sono entrato qui avevo sei giorni e il lavoro è sempre stato collegato alla vita privata, visto che abbiamo sempre abitato sopra il punto vendita. Purtroppo oggi le cose sono più complicate e senza mia mamma, che fino a gennaio mi dava una grossa mano, sono da solo e non riesco proprio a continuare».

L’edicola mancherà ai residenti ma anche a moltissimi frequentatori della zona, che si recano nella vicina clinica Palazzolo per visite, esami e prestazioni sanitarie. «La nostra è una clientela variegata e poi non abbiamo mai fatto mancare la nostra presenza tra le corsie di degenza: passavamo ogni giorno il carrello ricolmo di riviste e giornali, tra i quali il più richiesto era naturalmente L’Eco di Bergamo – conclude Mauro Martinelli -. Abbiamo vissuto anni decisamente impegnativi con sveglia all’alba e aperture che duravano fino a sera, poi abbiamo iniziato a fare la pausa pranzo e negli anni ho conosciuto veramente tantissime persone. Non nascondo che sono ancora in molti oggi quelli che alzano ancora lo sguardo verso la finestra dove mia mamma, anche quando non era qui al lavoro, si affacciava per salutare amici e clienti».

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