«I territori periferici si sentono abbandonati, io li metterò al centro»

Letizia Moratti. L’ex vice presidente con il Terzo polo. «Non si votano i partiti: alla Lombardia serve un sindaco che abbia esperienza e competenze manageriali».

Il motore del suo autobus si è spento dopo oltre 12mila chilometri; un mese e più di spostamenti tra le province lombarde per conoscere meglio, capire quali sono i bisogni dei territori e provare a scalare una montagna, quella della Regione, che dopo il saluto da vicepresidente ha deciso di risalire ripartendo da zero, con una lista civica tutta sua sostenuta dal Terzo polo. «Ma non sono stanca», assicura Letizia Moratti all’ultimo giorno di campagna elettorale, che ha trascorso tra svariati appuntamenti nelle province di Varese e Como: «Stare in mezzo alle persone mi fa piacere e mi rigenera».

Cosa le rimane di questo viaggio sul pullman?

«L’immagine di persone laboriose, tenaci, resilienti, che si mettono in gioco senza scoraggiarsi davanti alle difficoltà. È la conferma che siamo un popolo straordinario. Ho ascoltato molte storie, qualche preoccupazione, ma anche tante speranze. Ho chiesto quali sono le criticità ed è chiaro che ne sono emerse».

Ha messo in fila quelle che ha raccolto nella nostra provincia?

«Sì. La Bergamasca è un territorio che ha bisogno di infrastrutture. Tutte le province lombarde, però, hanno la sensazione di essere considerate “periferie”. Non si sentono trattate come dovrebbero per la viabilità, le infrastrutture, il sostegno all’artigianato e ai negozi di vicinato. E anche i Comuni si sentono abbandonati; sono temi che ricorrono molto di frequente. E poi c’è il Terzo settore, che in Bergamasca è straordinario, e che si sente un po’ usato nell’emergenza, ma non ascoltato. Eppure dovrebbe essere protagonista nel co-progettare e co-programmare insieme alle istituzioni».

Serve un lavoro di avvicinamento della Regione alle province.

«Assolutamente sì, è il tema principale che riguarda cittadini, imprese e territori. E c’è anche un grande bisogno di sicurezza».

Si è parlato tanto di sanità: come organizzare, a proposito di periferie, quella di prossimità in montagna?

«I presidi di territorio devono rimanere ed essere valorizzati anche perché i tempi di percorrenza tra un comune e l’altro sono lunghi. Far arrivare un elicottero in montagna d’inverno non è così scontato. Bisogna poi migliorare le infrastrutture viarie; ci vorrà del tempo e bisognerà intervenire per priorità. Io dico sempre: “teniamo quello che funziona”, ma in Lombardia non va tutto bene, come dice il presidente Fontana».

Nell’anno e mezzo in cui è stata in Regione, ha capito qual è il problema di Trenord?

«Sì. C’è innanzitutto un problema di governance: al 50% nessuno ha una responsabilità. La mia è una proposta concreta: mettere a gara il servizio; dov’è stato fatto - in Germania, in Francia e in Veneto - il servizio è migliorato e i costi sono diminuiti. È chiaro però che bisogna intervenire su piccole tratte, per evitare di creare un altro monopolio. Le tratte, poi, devono essere studiate in modo che siano privilegiate le aree meno servite o quelle con i flussi più alti».

Quali saranno gli interventi dei suoi primi 100 giorni da presidente?

«Bisogna innanzitutto intervenire sulle partecipate: non va bene che su 42mila case di proprietà, Aler ne abbia tra le 7 e le 15mila sfitte. Dev’esserci una modalità d’intervento che consenta di far sì che queste case vengano date in affitto. Per esempio, si possono dare a chi può ristrutturarle, scontando le spese con affitti molto bassi per periodi molto lunghi. Si deve rivedere Finlombarda, perché dia garanzie alle piccole e medie aziende affinché possano chiedere credito, cosa che è diventata sempre più difficile. Abbiamo poi 214mila ragazzi che non studiano né lavorano: servono politiche culturali, sociali, sportive che possano agganciare questi giovani attraverso un orientamento diverso e riportarli all’interno del sistema. Se riuscissimo poi ad avere la stessa occupazione femminile, rispetto a quella maschile, il Pil aumenterebbe del 14%. Serve prevedere la possibilità di avere asili nido e scuole dell’infanzia gratuiti, e politiche abitative che permettano alle giovani coppie di fare figli e costruire una famiglia».

Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha rivendicato il fatto di aver sbloccato tanti soldi per gli Its.

«In Lombardia ce ne sono molti meno di quelli che servirebbero, ma siamo fiduciosi. Dovrebbero arrivare fondi anche per l’edilizia scolastica perché la nostra regione ha il 20% di edifici vetusti, contro il 17% della media nazionale. Il ministro dovrebbe sbloccare anche quelli».

Il suo ultimo appello agli elettori?

«Serve un voto per eleggere il sindaco della Lombardia. Non si votano i partiti, ma la persona migliore, quella che si ritiene avere più esperienza e competenza politica e manageriale».

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