In Cappadocia, tra mongolfiere e chiese rupestri: «Segno indelebile negli occhi e nel cuore»

IL PELLEGRINAGGIO. Il quinto giorno del pellegrinaggio diocesano in Turchia ha fatto tappa sabato 27 giugno nell’iconica regione, sulle orme dei padri cappadoci. Il Vescovo Beschi: «Esploriamo la bellezza della fede e della natura».

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Turchia

La sveglia è suonata ben prima dell’alba, per ammirare il sole nascente sulla Cappadocia, chi in mongolfiera, chi in jeep. La quinta giornata del pellegrinaggio diocesano in Turchia, guidato dal Vescovo di Bergamo monsignor Francesco Beschi sulle orme dei primi cristiani, è stata dedicata alla scoperta di quest’affascinante regione, tra abitazioni troglodite e chiese rupestri ricche di affreschi bizantini.

«Coltivare l’armonia»

Un’esperienza, quella di sabato 27 giugno, che ha permesso di «esplorare la bellezza della fede e della natura», come evidenziato dal Vescovo nella Messa giornaliera, celebrata in hotel, dove sono stati ricordati i padri cappadoci. In «una società in cui spiritualità, fede e religione vengono spesso percepite come un limite o una gabbia», il Vescovo ha invitato i fedeli a coltivare l’armonia, una dimensione spirituale che genera pace e pacatezza nelle relazioni e nella vita quotidiana. «L’armonia nasce dall’unità del cuore, della fede e della Chiesa - ha detto Il Vescovo -. Ed è solo lo Spirito Santo che può metterla nel cuore dell’uomo, creando quella profonda intimità con Dio che sostiene il cammino di ogni credente».

Le visite alle valli di Zelve e Goreme

Grande stupore, da parte dei 220 fedeli che hanno aderito al pellegrinaggio promosso da Ufficio diocesano per la pastorale dei pellegrinaggi e da Ovet, per la visita alla valle di Zelve e a quella di Goreme con stupefacenti vallate disseminate di piramidi, coni, aghi, camini delle fate e caverne. «La giornata trascorsa ha lasciato un segno indelebile negli occhi e nel cuore - ha commentato don Luca Della Giovanna, direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale dei pellegrinaggi -. Questo territorio è stato scavato dal vento, dagli agenti atmosferici e da tanti tempi della storia. Certamente oltre che per la sua natura, la Cappadocia affascina per la sua storia monastica. Questo è il luogo in cui i padri cappadoci ed altri monaci hanno trascorso molto tempo della loro vita e hanno segnato la spiritualità di questa terra, ma anche del mondo intero e di tutta la storia della cristianità. È la culla del monachesimo. I monaci cappadoci, tra cui San Basilio, hanno scritto per sempre il corso della storia e continuano ad essere delle stelle nel cielo che, insieme a questo luogo, illuminano il cammino di ogni credente».

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