«In Madre Ignazia c’è la meraviglia della santità»
LA CELEBRAZIONE. Ad Asola la Messa di ringraziamento per la beatificazione celebrata dai Vescovi Francesco Beschi e Marco Busca: «Nella sua testimonianza un umanesimo del cuore».
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Il Vangelo di Matteo letto dall’alto dell’ambone, i cori e i solisti di canto. E poi i carabinieri in alta uniforme ai lati dell’altare, il discorso del sindaco di Asola Moreno Romanelli, le più alte autorità civili e militari del Mantovano presenti in prima fila, e alla fine il ballo delle suore missionarie del Burundi al suono dei tamburi africani. C’erano davvero tutti gli ingredienti della solennità, ieri pomeriggio nell’affollatissima Cattedrale di Asola, per la Messa di ringraziamento dedicata alla beatificazione, celebratasi il 10 ottobre scorso nella Basilica di Sant’Andrea a Mantova, di Madre Maria Ignazia Isacchi, la bergamasca nata a Stezzano nel 1857 (e spirata a Seriate nel 1934) che, con suor Maria Margherita Lussana, fondò la Congregazione delle Suore Orsoline del Sacro Cuore di Gesù, che proprio ad Asola, dal 1917, ha la Casa madre generalizia.
A presiedere la Messa, a cui è seguita la processione per le vie della cittadina che ha riportato l’urna con le spoglie della Beata – esposta da giorni in Cattedrale alla venerazione dei fedeli e dei pellegrini – nella cappella delle Suore Orsoline, è stato il Vescovo di Bergamo, monsignor Francesco Beschi, che ha subito voluto ringraziare per «l’accoglienza» il Vescovo di Mantova, monsignor Marco Busca, bresciano come lui e con lui concelebrante accanto al parroco di Asola, don Luigi Ballarini, e a molti altri presbiteri del Vicariato.
La profonda gioia
Mons.Beschi ha esordito anche con un caloroso saluto alla Madre Generale delle Orsoline, suor Silvana Merlotti, ed esprimendo «un sentimento di profonda gioia: quella che scaturisce dal Vangelo e dalla meraviglia della santità, che anche oggi vogliamo celebrare nella figura di Madre Ignazia». Attorno alle letture dal Profeta Isaia, alla Lettera ai Tessalonicesi di San Paolo e al Vangelo di Matteo (laddove Gesù rispose alla malizia dei farisei e degli erodiani raccomandando di «rendere a Cesare ciò che è di Cesare, e a Dio ciò che è di Dio»), il Vescovo Beschi ha costruito l’omelia. «Guardando alla grande varietà di Santi e di Sante – ha iniziato Beschi – ci si chiede cosa li accomuni. Come si legge nel profeta Isaia, “Io sono il Signore, non ce n’è altri”. La loro vita testimonia che Lui è la ragione unica, radicale della loro esistenza. A differenza dei geni, o degli eroi, i Santi lasciano trasparire dalla loro umanità, che è limitata come la nostra, l’inesauribile grandezza di Dio». È, questo, il caso di Madre Ignazia Isacchi, che vi aggiunse, secondo la lettura da San Paolo, una fede eccezionalmente operosa: «L’intensa vita di preghiera che caratterizza la sua testimonianza – ha continuato Beschi – è una porta aperta all’amore di Dio. E da lì sono scaturite le sue opere. Ci affascina il pensiero di poter essere fedeli al Vangelo. Che è un impegno, certo, ma nello stesso tempo un dono, una grazia, una meraviglia, una sorpresa. Dio ci dona il suo amore».
Le opere dell’amore si sostanziano nel concetto di «cuore»: è la rievocazione al Sacro Cuore di Gesù cui tanto si dedicò anche Papa Francesco, perché «tutto si gioca nel cuore. Il nostro, unito a quello di Cristo, è capace di quel miracolo sociale di edificare tra di noi un regno di amore e di giustizia». È il senso della missione delle Orsoline, quale riflesso anche dalle parole di Gesù sul «rendere a Cesare ciò che è di Cesare, e a Dio quel che è di Dio: si tratta – ha proseguito monsignor Beschi – di una distinzione, non di una contrapposizione. Cesare non è Dio. Ma Dio non è Cesare. Non è lecito usare il nome di Dio per giustificare terrorismo, violenza, prevaricazione, affari e pratiche di governo inquinate e inquinanti».
La dedizione al fratello
Perché Dio, è stata la conclusione, «è eccedenza d’amore. Che non è contro la legge, ma non si limita ad essa. È un “di più”: l’amore non può essere senza opere d’amore; il Signore si aspetta una dedizione al fratello che sgorghi dal cuore», riferimento ad un «umanesimo del cuore quale ci è consegnato dalla testimonianza di Madre Ignazia». L’accenno, fatto dallo stesso Beschi, al 100° anniversario della Giornata mondiale missionaria, ha quindi dato il «la», alle suore missionarie del Burundi sedute nel transetto, per cantare, battere le mani e il tamburo, danzare sotto l’altare, viatico festoso alla lunga processione che ha poi riportato le spoglie di Madre Isacchi dalla Cappella di San Giovanni Crisostomo alla Cappella delle Orsoline, seguìte fin lì anche da un gruppo di suore bergamasche: le Orsoline di Gandino, guidate dalla Madre Generale suor Gemma Boschetto, e le Orsoline di Somasca, con la consigliera suor Cycili Jacob e suor Concetta Rota Bulò.
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