Non riversava il canone Tv riscosso: condannato dalla Corte dei Conti
LA SENTENZA. La vicenda riguarda l’ex amministratore unico di un’azienda che forniva energia. Si valuta l’appello.
Lettura 1 min.L’ex amministratore unico di un’azienda bergamasca che forniva energia, per il periodo compreso tra il 2016 e il 2019 dovrà risarcire 376mila euro all’Erario, in solido con la società. Questa la sentenza emessa dalla Corte dei conti della Lombardia nei confronti della società avente per oggetto sociale la commercializzazione e distribuzione di energia elettrica, con sede in Lombardia fino al luglio del 2021, nonché dell’allora suo rappresentante legale, un cinquantacinquenne residente a Clusone.
Il fatto nel 2023
Tutto è partito da una segnalazione del settembre 2023 da parte dell’Agenzia delle entrate alla procura contabile in cui si denunciava un danno di oltre 2,1 milioni di euro relativo all’omesso riversamento dei canoni tv da parte dell'azienda. Canoni riscossi negli anni 2016-2019 e pagati dai soggetti destinatari dell’utenza per la fornitura di energia elettrica tramite addebito sulla fattura emessa dalla stessa impresa fornitrice. La segnalazione ha portato parallelamente all’apertura di un procedimento penale per peculato a carico del rappresentante legale poi conclusosi con un patteggiamento. Patteggiamento al quale la Procura penale di Milano aveva acconsentito e il giudice fatto proprio solo dopo aver appreso che il rappresentante legale aveva restituito all’Erario l’intero importo per canoni riscossi e non riversati. Alla luce della sentenza della sezione regionale della Corte dei conti, l’allora amministratore delegato, assistito dall’avvocato Andrea Lucchina, è stato condannato «a rispondere in via solidale con la società fino all’ammontare di oltre 376mila euro per la voce di danno erariale relativo, da un lato, agli interessi sui canoni riscossi, ma non riversati e, dall’altra, anche se in minima parte (per l’esattezza, solo 25.500 euro), relativa agli interessi su canoni non riscossi. Il procedimento contabile aveva chiamato in causa anche l’amministratore delegato e l’amministratore unico che sono subentrati successivamente al manager di Clusone: secondo la Procura della Corte dei conti, pur non avendo concorso a generare il danno da omesso riversamento, sarebbero stati comunque consapevoli del debito in capo alla società, che avrebbero coscientemente omesso di ripianare. I giudici contabili li hanno però assolti.
«Valuteremo se proporre appello contro la sentenza della Corte dei conti della Lombardia che, ovviamente, non ci soddisfa. Abbiamo tempo sei mesi per farlo», ha dichiarato l’avvocato Lucchina.
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