(Foto di Colleoni)
GLI AUGURI DELLA DIOCESI. Chi gli ha parlato da vicino sa che in ogni circostanza riesce a trovare una parola «giusta» che colpisce nel segno, resta ed è capace di accendere emozioni e domande anche in chi frequenta poco la Chiesa
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Tanti auguri, Vescovo Francesco! I suoi settantacinque anni - come lei stesso ci ha insegnato in questi anni di cammino tra le nostre parrocchie - più che un traguardo rappresentano una tappa, come se fossimo arrivati su un’altura da cui si vede più lontano. E allora, invece di un bilancio, le vogliamo offrire una promessa, che è anche la sua: «Camminiamo ancora insieme».
Non ci sembra un caso che lei sia nato il giorno della Trasfigurazione. C’è, nel suo stile pastorale, un’insistenza che abbiamo sentito tornare in ogni incontro, in ogni discorso, nella sua presenza nelle comunità: quella di saper cogliere e indicare, negli accadimenti più semplici della vita quotidiana, i segni di un Regno che già cresce in mezzo a noi.
Sul monte, gli apostoli avrebbero voluto fermarsi: «Signore, è bello per noi essere qui» (Mt 17,4). Ma la luce del Tabor non è fatta per restare lassù, ma per scendere incarnandosi nei passi di chi l’ha accolta nel suo cuore, tornare tra la gente, trasformarsi in gesto quotidiano. È esattamente il cammino che lei ha scelto di percorrere, in modo semplice e concreto negli ultimi cinque anni attraverso il Pellegrinaggio pastorale, facendosi vicino alle comunità e ai preti.
Un «viaggio» che l’ha portata in ogni angolo della nostra terra bergamasca, fino all’ultimo tratto cittadino, e che non è stato una visita «istituzionale» ma - come lei stesso ha voluto chiamarlo - un cammino di prossimità, per incontrare e servire la vita proprio «dove accade». Parlando ai giovani di Almenno San Bartolomeo, qualche tempo fa, ha chiesto di non essere «consumatori di esperienze», di fare invece memoria di ciò che si vive, di custodirlo, di lasciare che costruisca la propria vita giorno dopo giorno. Le stesse parole potremmo restituirle oggi a lei: in questi anni non ha consumato il tempo del suo episcopato, ma lo ha abitato intensamente, una tappa dopo l’altra, mettendosi al passo delle comunità. Con determinazione ha scelto di percorrere direzioni nuove e cariche di futuro per la Chiesa di Bergamo. Come scrive Mario Luzi «Sia grazia essere qui, nel giusto della vita, nell’opera del mondo. Sia così».
Ha insistito molto su tre parole che alla fine sono entrate anche nel nostro lessico familiare: fraternità, accoglienza, prossimità. Ha ricordato ai giovani che la solitudine è tra le sofferenze più grandi del nostro tempo, e che avere compagni di viaggio nella fede è un dono che non va dato per scontato.
Dal Sinodo è arrivato lo stesso messaggio, che lei ha tradotto in uno slancio di coraggio ecclesiale: immaginando per il futuro comunità meno preoccupate di conservare tutto, per diventare sempre di più parrocchie accoglienti e missionarie, capaci di ascoltare i giovani e le loro istanze senza volerle condizionare, e di valorizzare i talenti di ognuno, in un’ottica di corresponsabilità e collaborazione.
Chi le ha parlato da vicino sa che riesce sempre a trovare una parola «giusta» che colpisce nel segno e resta, ed è capace di accendere emozioni e domande anche in chi frequenta poco la Chiesa. Come quando racconta ai bambini la storia di Giovannino, un bambino molto distratto, che lungo la strada perde un dito, una mano, una gamba, ma trova sempre qualcuno pronto a riportarli a casa, e la sera la mamma lo ricompone tutto intero, in un abbraccio, senza giudizi o rimproveri.
È un’immagine efficace e autentica, che ha regalato a tanti, e che ci presenta il volto di un Dio che ci raccoglie senza giudicarci, rimettendo insieme i nostri pezzi smarriti.
Lo stesso Dio che, ci piace pensare, l’accompagna nelle sue camminate mattutine per Città Alta e i colli, con la felpa e la tuta da ginnastica, che sorprendono chi si trova a incrociarla e non riconosce subito, in quel passo svelto, il proprio vescovo. Un cammino che è solitario, ma anche condiviso, reale, meditativo, simbolico. Come scrive Machado: «Viandante, non esiste il sentiero, il sentiero si fa camminando…».
Settantacinque anni, dunque, non come un punto d’arrivo ma come un nuovo tratto di strada. Le rinnoviamo con gratitudine la fiducia e l’affetto di tutta la nostra terra, con le parole che lei stesso ci ha insegnato a dire: restiamo accanto, camminiamo ancora insieme.
Auguri di buon compleanno, Vescovo Francesco.
Oggi il Vescovo di Bergamo, monsignor Francesco Beschi, compie 75 anni. Dalla Diocesi intera gli auguri più affettuosi al proprio pastore, grata per la sapienza con cui è stata condotta in oltre 17 anni di servizio episcopale. Il Vescovo Francesco guida infatti la Diocesi di Bergamo dal 15 marzo del 2009.
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