Risorse idriche in provincia di Bergamo: siamo sotto del 40%

IL BOLLETTINO. I dati rispetto alla media storica: bacino del Brembo inferiore di due terzi, il Serio e l’Oglio dimezzati.

Lettura 2 min.

Continua a diminuire la quantità delle riserve idriche superficiali disponibili in Lombardia: il bollettino pubblicato giovedì 4 giugno dall’Arpa (che però non tiene conto della pioggia di martedì 2 giugno, destinata a essere conteggiata nell’edizione della prossima settimana) rivela che nell’ultima settimana di maggio si è registrato un calo complessivo di circa il 10% rispetto ai dati del 24 maggio.

Tra manto nevoso, bacini idroelettrici e laghi alpini, in Lombardia sono disponibili 1.565 milioni di metri cubi di acqua, circa il 40% in meno rispetto alla media del periodo (pari a 2.374 milioni di metri cubi). Per quanto riguarda i bacini idrici dei fiumi che attraversano la nostra provincia, il quadro è complicato: per quanto riguarda l’Adda, sono disponibili complessivamente 430 milioni di metri cubi d’acqua, a fronte di una media storica di 725 milioni; nel bacino del fiume Brembo, appena 5,5 milioni, un terzo dei soliti 15,2 milioni di metri cubi d’acqua. Per quanto riguarda il Serio, l’attuale disponibilità idrica è pari a 11,5 milioni, la metà esatta dei consueti 23 milioni. Infine, per quanto riguarda il fiume Oglio, ci sono 111 milioni di metri cubi d’acqua a fronte di una media storica pari a 203 milioni. Ci si può consolare soltanto raffrontando i dati attuali rispetti a quelli di fine maggio 2022, l’anno della grande crisi idrica: i numeri di oggi sono migliori, pur rimanendo, come si è visto, ampiamente al di sotto della media storica.

Miglioramenti grazie alle piogge

Le perturbazioni di questi giorni, pur non avendo effetti sul lungo periodo, miglioreranno il quadro: basta osservare l’effetto che la pioggia incessante di martedì 2 giugno ha avuto sui livelli del lago di Iseo. Dal portale laghi.net emerge che il Sebino ha guadagnato in un giorno ben dieci centimetri, passando da 78 a 88 centimetri sopra lo zero idrometrico; l’acqua caduta nel bacino del fiume Oglio ha continuato a ingrossare il lago, tanto che ieri era arrivato a 96 centimetri grazie ad afflussi di acqua pari a 150 metri cubi al secondo.

Questa pioggia però è destinata a esaurire rapidamente i suoi effetti benefici: se ne andrà velocemente per irrigare i campi in pianura, mentre in montagna non c’è più quella neve che in passato si scioglieva lentamente fino a metà estate, garantendo afflussi costanti.

«Non ci aspettiamo un’estate clemente»

«Questo perché – spiega Amerigo Lendvai, uno dei volontari del Servizio glaciologico lombardo – abbiamo avuto una pessima stagione di accumulo nevoso sui ghiacciai. Nei giorni scorsi siamo stati in Adamello e i dati che abbiamo raccolto confermano che nel bacino del fiume Oglio abbiamo avuto scarti dalla media tra il -34% e il -43% in termini di equivalente in acqua della neve accumulata dal settembre dell’anno precedente. L’inverno 2025/2026 risulta al secondo posto delle peggiori annate dopo l’inarrivabile 2022 che aveva superato il 55% di anomalia negativa. Chi ha osservato il nostro territorio montano nel contesto scialpinistico si era sicuramente già reso conto di questa situazione; molto meno a chi ha frequentato solo i comprensori sciistici che hanno in realtà beneficiato di una minima, ma sufficiente copertura nevosa fino alle medie quote nei mesi di febbraio e marzo e dei lunghi periodi secchi che facilitano l’innevamento artificiale. A fine maggio in Adamello abbiamo già avuto dieci giorni con temperature più che pienamente estive (tra +6 e +8°C dalla media) che hanno portato ad avere condizioni di assenza di rigelo per diverse notti consecutive fino a oltre i 3.300 metri di quota. Ci aspettiamo che, come da prassi degli ultimi 20 anni, l’estate appena iniziata non sia affatto clemente, per cui a settembre-ottobre scopriremo quanto sarà il bilancio di massa netto (cioè quanto ghiaccio si è aggiunto oppure sciolto, ndr) ma possiamo già prevedere che sarà sicuramente negativo». I rilievi sul ghiacciaio Mandrone dell’Adamello sono stati svolti in collaborazione tra il Servizio glaciologico lombardo, la Commissione glaciologica della Società alpinisti tridentini e la Provincia autonoma di Trento.

© RIPRODUZIONE RISERVATA