Tracce nascoste, tempi stretti, biometria: ecco la Scientifica, (quasi) come alla tv

POLIZIA. Come si svolgono rilievi dopo un reato: il caso di un ladro rintracciato grazie a un «anonimo» foglio di carta. Da gennaio già 500 foto segnalamenti e oltre 50 sopralluoghi con le «tute bianche» in Bergamasca. Le banche dati «Afis» e «Sari».

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«Qui i ladri devono avere necessariamente lasciato qualche traccia». Bergamo, lussuoso appartamento del centro, qualche settimana fa: una banda ha messo a segno un furto di ingente valore. Accanto agli agenti della Squadra volante della questura, arrivano anche gli investigatori della polizia scientifica: ed è proprio uno di loro a impuntarsi nel voler trovare almeno una traccia. Forte dell’esperienza, sa bene che anche il ladro più attento, qualche errore, alla fine, lo commette. Una dedizione, la sua, che verrà premiata. Questa volta, come tante altre. Perché il lavoro della Scientifica della polizia di Stato si basa sì su tecnologie, rilievi, analisi scientifiche, esami ripetuti. Ma anche e soprattutto su quel guizzo che può davvero dare una svolta all’indagine. E arrivare al colpevole. Come, appunto, per questo furto in città. E nonostante i rilievi, inizialmente, non diano i risultati sperati.

La ricerca delle tracce di concentra prima sulla porta d’ingresso e sulla maniglia: ma non ci sono tracce. Allora si punta alle finestre: e pure qui non c’è alcun riscontro. Ma è quando inizia ad aleggiare un po’ di sconforto tra gli operatori, che quello tra loro che la tuta bianca, i guanti in lattice e la mascherina li indossa da più tempo di tutti gli altri nota un banalissimo foglio di carta bianco su un tavolo. Non è la maniglia della porta, non è l’infisso della finestra, non è il portagioie ora svuotato: in tutti questi casi era ovvio che un ladro con un minimo di esperienza li avesse toccati curandosi di indossare i guanti. Ma quel foglio, invece?

Dalla valigetta grigia di metallo viene prelevata una polvere «esaltatrice», detta «magnetica» perché capace di far apparire in rilievo elementi nascosti dalle superfici porose. Proprio come un foglio di carta. La pazienza e l’intuito vengono ripagati, certo grazie all’apporto – fondamentale – della scienza: ecco che dal foglio bianco la «magnetica» fa apparire chiaramente un frammento di impronta. È la firma (parziale) di uno dei ladri.

Un lavoro in team con il laboratorio

Bingo, esclamerebbero nelle serie americane. Ma a chi appartiene? Il lavoro prosegue con il supporto dei colleghi della sezione di «Dattiloscopia giudiziaria» del gabinetto regionale di polizia scientifica di Milano: lì inizia un’attività di comparazione con le impronte contenute nella banca dati nazionale «Afis», acronimo del sistema automatico di identificazione digitale. Contiene tutte le impronte di persone già identificate e fotosegnalate. E se il ladro dell’appartamento in centro a Bergamo ha dei precedenti, il report sarà positivo. Ed è così. Gli operatori, seguendo un protocollo che in ambito forense si chiama «criterio dei 16 punti caratteristici», ovvero il numero di «microzone» che devono corrispondere tra due impronte, quella rilevata e quella contenuta nella banca dati Afis, riescono a dare un nome e un volto al ladro. Che viene arrestato, grazie a un lavoro magari poco evidente o conosciuto, ma che richiede inevitabilmente approfondimenti delicati e certosini.

(Quasi) come una fiction in tv

Un’attività che la polizia scientifica della questura di Bergamo svolge quotidianamente, come confermano i dati. Solo nei primi mesi di quest’anno gli operatori hanno effettuato oltre cinquecento fotosegnalamenti, ma anche 110 servizi di ordine pubblico, 50 sopralluoghi e decine di attività di documentazione video e fotografica. «Il ruolo della Scientifica è sempre più centrale nel supporto alle attività operative nel territorio orobico – spiegano in via Noli –. E ciò grazie alla tecnologia sempre più avanzata, al metodo scientifico e al personale altamente specializzato». La Scientifica si occupa di raccogliere elementi di prova, documentarli, repertarli, oltre che di descrivere i luoghi dove avvengono i reati. Ecco che dunque un capello o uno schizzo di sangue magari non visibile a occhio nudo diventano possibili custodi di tracce nascoste. Non proprio come avviene nelle fiction tv, ma quasi. E fondamentali sono i tempi, che devono essere rapidissimi: «Questo perché l’attendibilità e la genuinità delle tracce rilevate dipende dal tempo che intercorre tra la consumazione del reato e l’inizio del sopralluogo. Più tempo trascorre e meno attendibili saranno le tracce raccolte per via dell’alterazione e della contaminazione, dovute anche a condizioni meteorologiche».

Tanti i servizi in cui è impegnata la Scientifica

Ma le attività della Scientifica – supervisionate dal questore Vincenzo Nicolì – si sviluppano anche nei servizi di ordine pubblico, in particolare le manifestazioni sportive, dove documentazione e identificazione rappresentano uno strumento indispensabile per la prevenzione e la repressione dei comportamenti illeciti. Anche qui la tecnologia viene in aiuto, grazie a «Sari», acronimo di «Sistema automatico di riconoscimento immagini», basato su algoritmi biometrici in grado di analizzare i tratti del volto e confrontarli con le immagini presenti nei database. Un ausilio prezioso che però non può sostituirsi al controllo umano: ogni elemento deve essere verificato da personale specializzato.

Ma in tutto questo c’è spazio anche al contrasto al falso documentale tra le banconote e alle iniziative formative rivolte a studenti e tirocinanti per far comprendere l’eventuale vocazione per un lavoro indubbiamente affascinante e che si sviluppa quotidianamente a metà tra il rigore e l’intuizione e tra la ricerca della verità e la dedizione.

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