Ligabue: «Fare concerti il senso di questo mestiere»
L’INTERVISTA. Il rocker domenica 27 settembre alla ChorusLife Arena di Bergamo per una tappa del tour indoor di «Certe notti». Sul palco il figlio Lenny alla batteria.
Lettura 3 min.Parola di Ligabue: «Fare concerti per me è la cosa che dà senso a questo mestiere. Inutile dire che mi piace molto lavorare in studio, incidere canzoni, pubblicarle, però fare concerti è la molla che mi ha portato fino a qua». Anche alla ChorusLife Arena di Bergamo dove il 27 settembre fa tappa il tour indoor di «Certe notti» (inizio ore 21; concerto sold out). Dopo gli stadi i palasport. «Ho capito che avevo il talento per andare davanti alla gente nel mio primo concerto, a 27 anni. Lì mi sono reso conto di quel che avrei voluto nella vita, ciò che in realtà continuo a fare».
Parola di Ligabue: «Fare concerti per me è la cosa che dà senso a questo mestiere. Inutile dire che mi piace molto lavorare in studio, incidere canzoni, pubblicarle, però fare concerti è la molla che mi ha portato fino a qua»
A Luciano Ligabue piace raccontarsi, non solo attraverso le canzoni come fa da tre decenni. Anche parlando della sua avventura, delle sensazioni che la musica gli regala, ancora adesso, forse più di prima. Qualche settimana fa il documentario Sky «Luciano prima di tutto» ha debuttato sul canale Sky Documentaries, ora è in streaming su Now e disponibile on demand. Il trailer del film è stato girato in occasione del concerto che ha inaugurato l’Arena Milano Santa Giulia.
Luciano ribadisce il concetto: «Il tempo passa ma io quella roba lì, stare sul palco, ho bisogno di godermela, questa è la realtà». Il docufilm ripercorre soprattutto il rapporto dell’artista con il palco e la musica: dai primi concerti davanti a pochi amici ,in un locale di provincia, ai grandi appuntamenti di Campovolo, capaci di riunire ogni volta oltre 100 mila fan, passando per i tour mondiali ed europei e gli ultimi eventi negli stadi.
Luciano ribadisce il concetto: «Il tempo passa ma io quella roba lì, stare sul palco, ho bisogno di godermela, questa è la realtà». Il docufilm ripercorre soprattutto il rapporto dell’artista con il palco e la musica
Quest’anno è stato importante per il Liga, un giro negli stadi, altre date autunnali per celebrare «Certe notti» la canzone, gli umori di un’intera discografia. Il musicista viene prima in scena, l’uomo resta lì, alle sue spalle, quasi a controllarlo. Nel caso di Ligabue le due figure si sovrappongono. Se c’è un artista rock italiano che ha agito di pari passo con la sua umanità diretta, autentica, pulita, è giusto il Liga.
I ricordi a portata di mano
I suoi ricordi sono lì a portata di mano giusto per essere condivisi. Schegge di autenticità. Ieri la prima chitarra ricevuta in dono dal padre, oggi l’emozione di condividere il palco con il figlio Lenny Ligabue, batterista che mette a tempo anche papà. L’ultima canzone, «Qualcosa per te», l’ha scritta il Liga e l’han prodotta Federico Nardelli e Fabrizio Barbacci. Il pezzo è uscito in pieno agosto mentre «Certe notti» stava per ripartire con destinazione autunnale. Un inno generazionale che ha fortemente caratterizzato il cammino artistico di Luciano.
«Quando facemmo gli ascolti in casa discografica per decidere quale sarebbe stato il primo singolo di “Buon compleanno Elvis”, e tutti dissero “Certe notti”, rimasi abbastanza sorpreso perché fino a quel momento i primi singoli dei miei primi album erano stati dei puzzi “up tempo”: “Balliamo sul mondo”, “Libera nos a malo”, “A che ora è la fine del mondo?”. La cosa mi sorprese molto, dopodiché tutto quello che questa canzone ha prodotto nella mia vita credo che sia piuttosto facile capirlo. A questa canzone sarò grato per sempre».
Sul palco anche il figlio
Sul palco con Luciano ci saranno tutti i chitarristi che l’hanno accompagnato nelle varie fasi della sua carriera. «Questa roba di salire sul palco con persone che condividevano la mia esperienza l’ho vissuta col concetto dei Tre Moschettieri: tutti per uno, uno per tutti. È come se suonare insieme a qualcuno sul palco potesse diventare un’esperienza ogni volta speciale. Quindi quando riesco a recuperare musicisti che hanno suonato con me in epoche passate, anche lontane, provo sempre un’emozione molto forte: ognuno dei musicisti ha un suono riconoscibile. A questo giro usiamo tutta la tavolozza. Poi stavolta calo l’asso di briscola, col segno che vogliamo: mio figlio alla batteria. È talmente bravo che ci ha messo tutti in riga. In genere è il padre a sostenere il figlio, in questo caso è lui che sostiene me; la batteria sostiene tutto. Inutile dire con quanta emozione in più stia vivendo questi concerti».
Accanto a Ligabue suonano Fede Poggipollini (chitarra), Max Cottafavi (chitarra), Mel Previte (chitarra), Niccolò Bossini (chitarra), insieme a Luciano Luisi (tastiere), Davide Pezzin (basso), non ultimo Lenny Ligabue.
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