Molte fedi, uno sguardo sul mondo con i testimoni in prima linea

LA RASSEGNA. Una sezione è dedicata alla politica internazionale e ai suoi scenari, dall’Africa a Gaza. Il premio «Costruttori di ponti» a don Mattia Ferrari, cappellano della ong Mediterranea.

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Nel 1992 il politologo Francis Fukuyama sostenne che, con la fine dell’Unione Sovietica, la storia umana fosse «finita» con il trionfo dell’economia di mercato e il successo politico del modello delle democrazie liberali. Si trattava di una tesi azzardata e infatti bastarono pochi mesi, tra la guerra in Bosnia e il genocidio in Rwanda, per smentire quella tesi e capire che la storia non era affatto finita, e anzi stava andando verso direzioni indesiderate.

Eppure, col senno di poi, alla tesi della «fine della storia» hanno probabilmente creduto un po’ tutti. La fine della Seconda guerra mondiale, con i suoi orrori e stermini, aveva portato alla nascita dell’Organizzazione delle Nazioni Unite e al perfezionamento di un sistema di regole che avrebbero dovuto permettere di gestire le relazioni internazionali e le loro crisi. Era la promessa che «mai più» si sarebbero potute ripetere le atrocità del conflitto, le politiche genocidarie e i massacri di popolazioni civili.

Le crisi internazionali in crescita

Nei decenni successivi alla fine della Seconda guerra mondiale non mancarono certo guerre e crimini assortiti, ma prevalse sempre l’idea che quelle fossero crisi, magari anche acute come febbri, che però non mettevano in discussione l’impianto generale e la promessa di un ordine internazionale basato sul contenimento delle guerre su scala globale.

Quella promessa sembra tragicamente messa in crisi dagli eventi di questi ultimi anni: le tragedie del Medio Oriente, da Gaza all’Iran passando per la Siria, la Libia, il Sudan e lo Yemen; l’invasione dell’Ucraina; i focolai di combattimento dimenticati in Africa e in Asia. Il diritto internazionale e il diritto umanitario sembrano diventare carta straccia di fronte alle logiche della guerra totale che non fa distinzione di obiettivi e persegue l’obiettivo della distruzione completa.

È in questa cornice che la rassegna delle Acli di Bergamo «Molte fedi sotto lo stesso cielo» ospita al suo interno, come ormai da alcuni anni a questa parte, una sezione dedicata alla politica internazionale e ai suoi scenari.

I testimoni dell'attualità

Parla in realtà di geografie e di scenari globali anche lo scrittore Amitav Ghosh, per la prima volta a Bergamo il 14 settembre nella cornice dell’Aula Magna di Sant’Agostino, in Città Alta. Lo scrittore di origine indiana, che presenta il suo nuovo romanzo pubblicato da Einaudi, ha mostrato nelle sue opere il raccordo tra colonialismo, sfruttamento economico e crisi ambientale, mettendo in luce un filo rosso che collega le vicende dell’India sotto il dominio britannico con le sfide dei nostri tempi.

Si prosegue mercoledì 16 settembre al Cineteatro di Santa Caterina, a Bergamo, con Chiara Piaggio, autrice del volume «L’Africa non è così: cronache da un continente frainteso». Grazie a una lunga esperienza sul campo, Piaggio spiega la complessità di un continente che continua il più delle volte a essere raccontato attraverso semplificazioni e stereotipi obsoleti, mettendo in un unico bidone situazioni e Paesi molto variegati.

Mappare il mondo non è un’operazione neutra: ogni scelta su come rappresentarlo mostra un modo particolare di vedere il pianeta e il nostro posto all’interno di esso. La geografia come ventaglio di possibilità per conoscere e sognare sarà al centro della serata con Matteo Meschiari, prevista per venerdì 18 settembre all’ostello «Mut de Nes», sopra Alzano Lombardo. Ci sono molti modi per raccontare gli spazi e i modi di attraversarli. Boban Pesov lo fa attraverso lo strumento della graphic novel, dei fumetti con cui racconta la sua storia familiare a cavallo tra l’Italia e la ex Jugoslavia. «C’era una volta l’Est» (martedì 22 settembre al teatro Pandemonium di Loreto, a Bergamo) è una raccolta di storie di chi parte, di chi resta, e di promesse che il tempo non cancella mai del tutto.

L’attualità irrompe martedì 6 ottobre all’auditorium De André di Curno con la testimonianza di Emiliano Bos, corrispondente della radiotelevisione svizzera che in questi anni ha attraversato gli Usa, l’Afghanistan, il Libano e la Striscia di Gaza. Ha visitato le prime linee dei conflitti e raccolto testimonianze nelle retrovie e lungo le rotte migratorie. È sempre l’esperienza diretta sul campo ad alimentare il lavoro di Laura Silvia Battaglia, che per Mondadori ha recentemente pubblicato il suo ultimo libro «I partigiani di Allah». Ne parlerà lunedì 12 ottobre al teatro Qoelet di Redona.

Il giro del mondo si conclude in Groenlandia con la battaglia per l’Artico, raccontata da Marzio Mian lunedì 9 novembre al teatro di Borgo Santa Caterina. Del mondo, o meglio delle conseguenze dei conflitti e delle crisi economiche e ambientali sulle vite di milioni di esseri umani, parla sempre anche il premio «Costruttori di ponti», che quest’anno verrà assegnato a don Mattia Ferrari, cappellano della ong «Mediterranea». L’incontro si terrà martedì 13 ottobre presso la chiesa parrocchiale di Longuelo. Tutti gli eventi sono gratuiti, ma è obbligatoria la prenotazione sul sito www.moltefedi.it.

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