Nelle lettere di Antonio Ghislanzoni i dialoghi con i vip dell’800
CAPRINO BERGAMASCO. Il monumentale «Epistolario (1856-1893)» del poeta e scrittore a cura di Carlo Tremolada, verrà presentato il 4 ottobre nella sala civica. Il 3 ottobre una lettura teatrale dei suoi scritti, pagine nelle quali compaiono i grandi del tempo: Verdi, De Amicis e Cavallotti.
Lettura 2 min.Per molti bergamaschi, solo il nome di una via del centro cittadino. E però Antonio Ghislanzoni, prima cantante lirico, poi romanziere, novelliere, poeta, giornalista e fondatore di giornali, librettista, e insomma poligrafo dall’attività incessante e dalla produzione quanto mai ponderosa, è stato immerso in una fittissima rete di relazioni con i protagonisti del mondo della musica, letteratura, giornalismo del secondo Ottocento.
Lirica e letteratura
Un personaggio non secondario della stagione della Scapigliatura lombarda: fondatore e direttore di quella «Rivista minima» che ospitò testi di Tarchetti e Praga, tra i suoi corrispondenti figurano Cletto Arrighi-Carlo Righetti, al cui romanzo «La Scapigliatura e il 6 febbraio» va ascritta la definizione del movimento, o Salvatore Farina. Ma l’etichetta di Scapigliato non esaurisce certo spettro e gittata della sua produzione: basti, qui, per dire del peso specifico della sua attività, che è l’autore del libretto dell’«Aida» di Giuseppe Verdi, e con il maestro del nostro Risorgimento collaborò strettamente. Per ricostruire dal di dentro questa fitta trama, e con essa l’atmosfera di quella stagione culturale che ebbe il suo centro in Milano, è appena uscita una nuova edizione dell’«Epistolario (1856-1893) di Antonio Ghislanzoni», a cura di Carlo Tremolada (Milano, 1947, residente a Caprino), bibliofilo e ricercatore, membro dell’Associazione culturale «Fucina Ghislanzoni», collaboratore della riedizione delle opere dello scapigliato ed «alla costante ricerca delle sue lettere».
Convegno e lettura teatrale
Il ponderoso volume (1.294 pp.) sarà presentato il 4 ottobre, alle 15,30, alla Sala Civica di Caprino Bergamasco (via Roma 2), dove lo scrittore visse i suoi ultimi 13 anni. È l’incontro-clou delle due giornate dedicate a «Ghislanzoni ritrovato». Modera Gian Luca Baio. Intervengono Edoardo Buroni, docente di Lingua italiana e testi per musica all’Università di Milano: «I rapporti epistolari tra Antonio Ghislanzoni e i compositori»; e Roberta Colombi, docente di Letteratura italiana a Roma Tre: «Ghislanzoni epistolografo su letteratura, giornalismo, editoria». Accompagnamento al pianoforte dal maestro Battista Forlani. Ingresso su prenotazione tramite il sito Eventbrite. Il 3 ottobre (ore 20,30) nella stessa Sala Civica spazio a racconto di Antonio Ghislanzoni «Se il marito sapesse!» con quelle curiose assonanze con il film di Billy Wilder «Quando la moglie è in vacanza». Una lettura teatrale di Carlo Arrigoni e Mattia Cattaneo (Architetti delle Parole) con analisi interpretativa di Adriano Piccardi (critico cinematografico).
Giudizi e critiche
La prima edizione, del tutto parziale, comprendente circa 300 lettere, dell’epistolario di Ghislanzoni è stata pubblicata, nel 2001, a cura di Aroldo Benini. Quella curata da Tremolada raccoglie 861 lettere, tutte di Ghislanzoni, eccetto una, la sola pervenutaci della moglie, Maria Bosisio. Non ci sono le lettere dei corrispondenti, salvo quelle, «non poche», spiega il curatore, utili (se non indispensabili), ad una piena comprensione del testo, che sono trascritte in nota. Rispetto a quella Benini, continua Tremolada, in questa nuova edizione «trovano posto carteggi del tutto nuovi», altri riescono «notevolmente incrementati, a cominciare da quello con Amilcare Ponchielli», celebre compositore cremonese, autore dell’opera «I promessi sposi», tratta dal romanzo manzoniano. Ponchielli a cui Ghislanzoni riserva anche, indirettamente, note feroci, come in lettera al compositore e critico Filippo Filippi (31 dic. 1872): «Prima di esser genio, bisogna esser uomo; e temo anch’io che il Ponchielli nol sia».
Le missive inedite
«Quasi tutte inedite - specifica il curatore - anche le missive spedite a personaggi famosi come Cletto Arrighi, Edmondo De Amicis, Felice Cavallotti, Salvatore Farina, Edoardo Scarfoglio, Antonio Stoppani e altri ancora». Questo più che significativo ampliamento è frutto di una recensio che, distribuita in «25 anni», ha toccato «biblioteche, fiere, mercati, enti e case private in molte parti d’Italia», e anche all’estero, via web, come nel caso della corrispondenza inviata da Ghislanzoni al compositore portoghese Augusto Machado, messa in rete dalla Nacional di Lisbona. Messe «molto proficua» ha dato anche lo spulcio di «un’infinità di giornali e riviste dell’epoca», ove Ghislanzoni non era restio a pubblicare lettere che potessero godere di interesse più generale.
Il «compenso» per l’artista
Altre furono pubblicate dai destinatari, come quella, forse la più notevole, dell’8 gennaio 1864, all’Arrighi, e da questi pubblicata, in tre puntate, sulla «Cronaca grigia». Un documento efficacissimo, in diretta, dal vivo, delle difficoltà di conciliare scrittura e pane quotidiano, della contaminazione arte-mercato, della mercificazione della letteratura: «Dacché [...] tutto ciò che è letteratura accurata e studiata non rende verun compenso all’artista, questo artista diviene mestierante, o, peggio, speculatore». E la letteratura, per poter vivere, si misura a chili di carta, Dumas in testa. «Il libro italiano o non si vende, o a prezzo vilissimo; a meno che non si chiami «I promessi sposi».
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