( foto Gian Vittorio Frau)
TOUR. Una partenza in grande stile per lo storico gruppo che, davanti alla platea gremita della ChorusLife Arena, ha proposto una trascinante sequenza di successi. Commossa standing ovation per il ricordo di D’Orazio e Negrini.
Lettura 2 min.Sessant’anni di musica normalmente rappresentano il raggiungimento di un traguardo quasi inimmaginabile per qualsiasi performer, ma arrivarci con un doppio sold out alla «data zero» del tour nei palasport in un’arena da oltre 5000 persone e, per di più, riuscire a farlo dopo un tour estivo che ha rasentato - se non raggiunto - in ogni data il tutto esaurito è un’impresa in cui solo i Pooh potevano riuscire. Stiamo parlando ovviamente di «Pooh 60 - la nostra storia», tour celebrativo delle nozze di diamante tra i Pooh e la musica che, nella sua tranche invernale, ha visto il 25 settembre la ChorusLife arena di Bergamo come punto di partenza di un viaggio che porterà il quartetto composto da Roby Facchinetti, Dodi Battaglia, Red Canzian e Riccardo Fogli a toccare le principali città italiane in un tour composto da sette doppie date, oltre che da una «Notte a Sorpresa» il 24 ottobre all’Unipol Arena di Bologna.
La prima serata bergamasca (la replica il 26 settembre) ha visto la ChorusLife Arena gremita di persone appartenenti ad ogni genere e fascia d’età anche se, per via degli anni di servizio della band, si è potuta notare una certa prevalenza di chiome dai riflessi argentati tra tribune e parterre. Alle 21.04 le luci dell’arena si sono spente e sul gigantesco ledwall alle spalle del palco sono comparse, in sequenza, tutte le versioni del logo dei Pooh. A rompere la tensione pre concerto ci ha pensato Roby Facchinetti, che ha esordito intonando le prime strofe di «Quello che non sai» e «Vieni fuori», entrambe tracce del primo album «Per quelli come noi» del ‘66. In rapida successione è stata poi la volta di «In Silenzio» del ‘68, giusto accennata e parte di quello che, davanti agli occhi del pubblico, si è rivelato essere un gigantesco medley di tutto il meglio degli anni ‘60 dei Pooh. Una volta entrati nel cuore del concerto, è stato subito chiaro come la costruzione sonora per questo tour sia stata basata sulla chitarra di Dodi Battaglia nelle strofe, affidando alla tastiera di Roby Facchinetti il compito di portare «spinta» e solennità sui ritornelli o comunque nelle parti più trascinanti.
«Abbiamo desiderato tanto partire con questo tour da Bergamo -ha spiegato Roby Facchinetti al termine della prima fase del concerto- perché Bergamo non è solo casa mia, ma di tutti i Pooh». Facchinetti, esattamente come hanno fatto dopo di lui Red Canzian, Riccardo Fogli e Dodi Battaglia, nel suo discorso ha voluto ringraziare i fan per i sessant’anni di passione, ricevendo da parte dell’intera arena applausi,diventati una commossa standing ovation quando la voce dei Pooh ha citato gli scomparsi Stefano D’Orazio e Valerio Negrini.
A partire da questo discorso, il concerto si è trasformato in una sorta di enciclopedia della storia dei Pooh in cui le canzoni sono state accuratamente divise per argomenti, come nel caso del blocco dedicato all’universo femminile cominciato con «L’altra donna» proveniente dall’album «Uomini Soli»del 1990 o quello dedicato alla sperimentazione che ha visto in rapida sequenza la calma de «Il cielo è blu», l’irruenza delle tastiere di «Rotolando respirando» e l’impeto epico di «L’aquila e il falco» portato sino all’inarrivabile «Parsifal» il tutto inframezzato da un assolo di basso di Red Canzian accompagnato dal batterista Phil Mer.
Non sono mancate infine le classiche «Piccola Katy», «Uomini soli» e «Chi fermerà la musica», giusto per citarne alcune ma, a sessant’anni dalla formazione di quella che probabilmente è stata la band più famosa d’Italia, il vero successo dei Pooh resta quello di aver sempre cercato -e trovato- un’alternativa in grado di unire le sonorità del prog rock a quelle più «generalista», riuscendo ad imprimere per sempre la propria impronta nel mondo della musica del Belpaese.
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