«Eccellenze al lavoro», oltre 300 premiati con Confindustria Bergamo - Foto

LE NOMINE. A ChorusLife protagoniste 94 aziende e riconoscimenti a 73 dipendenti e 21 team. Zanetti: «Più la tecnologia diventerà potente, più sarà decisiva la qualità delle persone che la utilizzeranno».

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«Investire nelle persone è una scelta di competitività». È il sigillo di Matteo Zanetti, presidente di Confindustria Bergamo, alle motivazioni che hanno portato anche quest’anno a premiare i dipendenti e i team di collaboratori per l’attività svolta nelle aziende del territorio. La cerimonia «Eccellenze al lavoro 2026» si è tenuta ieri a ChorusLife, preceduta in mattinata da una premiazione, in forma privata, delle 26 società che hanno raggiunto 75 anni di vita associativa (due), 50 anni (15) e 25 anni (nove).

«Oggi (18 settembre, ndr) premiamo donne, uomini e team che si sono distinti per talento, impegno quotidiano, spirito di squadra e capacità di innovazione – ha sostenuto Zanetti -. Ma questa giornata ci offre anche l’occasione per raccontare cosa significa essere parte di Confindustria Bergamo. La nostra associazione riunisce 1.426 imprese, in cui lavorano complessivamente 97.284 persone. Dietro questi numeri ci sono ci sono persone che ogni mattina entrano in azienda, progettano, producono, organizzano, vendono, amministrano, fanno ricerca, sviluppano tecnologie, risolvono problemi. Persone che contribuiscono ogni giorno alla crescita delle imprese e, attraverso quelle imprese, alla crescita del nostro territorio».

Oltre 300, tra premiati singoli e team, le persone che hanno ricevuto un riconoscimento per l’impegno profuso nel lavoro. La cerimonia ha visto intervenire, per la consegna dei diplomi premio, il presidente Zanetti, il direttore generale dell’associazione Paolo Piantoni, insieme ai sette vicepresidenti di Confindustria Bergamo, ognuno referente per ciascuna categoria di premiazione. Lodovico Bussolati (Innovazione) per i premiati per la loro competenza ed esperienza professionale; Bernardo Sestini (Competitività) per la categoria leadership e valorizzazione delle persone; Silvana Pezzoli (Education) per i percorsi professionali che hanno fatto crescere persone e imprese; Matteo Assolari (presidente della «Piccola») per l’innovazione e il miglioramento; Massimiliano Cacciavillani (Sviluppo imprese) per il lavoro di squadra; Valentina Pedretti (presidente dei Giovani) per la categoria affidabilità e contributo quotidiano; Simone Maffeis (sindacale e sicurezza sul lavoro) per la categoria esperienza e appartenenza.

«Le tecnologie stanno trasformando processi e professioni. L’intelligenza artificiale – ha concluso Zanetti - ci mette a disposizione strumenti che fino a pochi anni fa sembravano impensabili. Cambiano le competenze necessarie nelle aziende e cambiano le aspettative delle persone»

«La trasformazione digitale – ha sottolineato Zanetti - l’intelligenza artificiale, la sostenibilità, l’energia, la formazione, la difficoltà nel trovare nuove competenze, il rapporto con le nuove generazioni, sono questioni che riguardano ogni singola impresa, ma che nessuna impresa può risolvere completamente da sola. Per questo una comunità associativa forte è un patrimonio, perché permette alle aziende di essere più forti insieme. Dietro ogni risultato economico, ogni brevetto, ogni commessa acquisita, ogni investimento, ogni prodotto che entra in un mercato internazionale c’è il lavoro di qualcuno. C’è una competenza, c’è un’esperienza, c’è una responsabilità assunta. C’è, molto spesso, una squadra. Ed è proprio per questo che “Eccellenze al lavoro” ha un significato particolare. Perché l’eccellenza di un’impresa non nasce soltanto dalle sue tecnologie, dai suoi impianti o dai suoi bilanci. Nasce dalla qualità delle persone che ci lavorano».

«Le tecnologie stanno trasformando processi e professioni. L’intelligenza artificiale – ha concluso Zanetti - ci mette a disposizione strumenti che fino a pochi anni fa sembravano impensabili. Cambiano le competenze necessarie nelle aziende e cambiano le aspettative delle persone». E di fronte a tutto questo, continua Zanetti, «possiamo avere la sensazione che siano soprattutto le tecnologie a determinare il futuro delle imprese. Io credo invece che sarà vero il contrario. Più la tecnologia diventerà potente, più sarà decisiva la qualità delle persone che sapranno utilizzarla. Perché una macchina può eseguire un processo. Un algoritmo può elaborare informazioni. Ma sono ancora le persone a dare una direzione, a interpretare un bisogno, a costruire una relazione, ad assumersi una responsabilità, a immaginare qualcosa che prima non c’era».

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