«Dezza, la forza è nella testa. Nonostante quel taglio...» - Il rientro a Bergamo, video
ATLETICA. Parla Pessina, il primo allenatore: «Emozionato come fosse mio figlio. Ma ora si sistemi i capelli».
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«Vedere Filippo agli Europei mi ha dato la stessa emozione di avere un figlio che si realizza. Prima che nelle gambe la sua forza è nella sua testa, anche se quel look proprio non si poteva vedere...». Gianbattista Pessina, due anni e mezzo fa, è stato il primo a mettere Filippo Dezza su un blocco di una pista di atletica leggera. È un allenatore del Cus Bergamo, il club degli esordi dell’uomo nuovo della velocità italiana (settimo agli Europei di Birmingham sui 200 metri con pb a 20”35 a un soffio dal record italiano Under 23) per cui le Olimpiadi di Los Angeles ’28 sono da qualche giorno un obiettivo concreto e non più un sogno di una notte di mezza estate: «Due anni fa di questi tempi, gli feci promettere che se fosse capitato mi avrebbe fatto un autografo – continua Pessina, ricordando l’aneddoto –. Premesso questo nemmeno io avrei pensato che sarebbe arrivato così in alto in così poco tempo».
Con lui aveva esordito a Cremona a maggio ’24 «vincendo in 11”14 ai 100 metri di Cremona, ma Filippo era arrabbiato perché voleva stare sotto gli 11 secondi» e poi chiudendo al secondo posto nei 200 metri della prima edizione Memorial Merighi di Azzano San Paolo (22”51, -1,6 m/s) in una mattina in cui gli astri si allinearono: «C’era presente Alberto Barbera, suo attuale coach e negli anni precedenti di Vistalli (400 m), Fofana (110 hs) e Rigali (100 m) che vide lui potenziale su cui lavorare – continua Pessina (cugino di Angelo, ex responsabile della sezione atletica del Cus, e ultramaratoneta) –. Cederlo a lui e alla Bergamo Stars, dopo pochi mesi, è stato un atto di responsabilità: ai ragazzi noi non vogliamo precludere la minima possibilità, noi siamo un po’ come i maestri delle scuole elementari».
«Due anni fa di questi tempi, gli feci promettere che se fosse capitato mi avrebbe fatto un autografo. Premesso questo nemmeno io avrei pensato che sarebbe arrivato così in alto in così poco tempo»
«Fai atletica e non farai panchina» c’è stato scritto per anni su uno striscione esposto fuori dal “Putti”. Con Dezza (sino a 18 anni aspirante calciatore) la profezia si è avverata, e tre anni dopo il boom di Eric Marek (a Birmigham titolare in 4x100, passando per il football americano) la domanda è d’obbligo: sprinter d’alto livello si nasce o si diventa? «Io non so rispondere, ma in Dezza ho visto da subito una fame e un’ostinazione non comune – chiude Pessina, istruttore di atletica leggera dal ’19 (dopo aver insegnato calcio ai ragazzini) – . Spero si sia sistemato la chioma perché gli ho scritto che era inguardabile, ma non dubito che tenga la giusta mentalità: è un ragazzo umile, come i bergamaschi di una volta». Il suo è stato il sorriso più bello di una spedizione Bg che ha chiuso con il primato di presenza (nove) e la gioia per la nascita di una stella di prima grandezza.
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