Il Presidente Mattarella alla Messa del Vescovo Beschi: gradita sorpresa a Villa Madonna a Siusi - Foto e video

L’INCONTRO. Il Capo dello Stato con la famiglia ha partecipato alla funzione religiosa nell’albergo della Diocesi di Bergamo in Alto Adige. Ha accolto l’invito di don Minuscoli. Al termine il cordiale saluto tra i due. Nell’omelia appello alla responsabilità.

Lettura 4 min.

Siusi allo Sciliar

Si salutano come due vecchi amici, con un largo sorriso stampato sul volto e una stretta di mano vigorosa. Come due saggi che conoscono bene la sofferenza che popola il mondo e l’animo umano, e quanto sia difficile riuscire a far qualcosa per arginarla, nel cuore e nello spirito come nella politica che determina le scelte di un Paese.

Un incontro semplice

Quello tra il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e il Vescovo di Bergamo, monsignor Francesco Beschi, è un incontro «semplice», ma proprio per questo ha la forza di qualcosa che lascia un segno. Avviene al termine della Messa vespertina che monsignor Beschi ha celebrato nella serata di domenica 23 agosto nella cappella che sorge nel giardino di Villa Madonna, l’hotel che la Diocesi di Bergamo gestisce a Siusi, e che dista qualche centinaio di metri da Villa Ausseres, quella in cui (per il secondo anno consecutivo) il Capo dello Stato ha deciso di trascorrere le proprie vacanze, ospite del Corpo degli Alpini.

L’idea viene a don Enrico Minuscoli, economo della Curia di Bergamo e direttore dell’hotel «bergamasco», che l’8 agosto scorso prende carta e penna e scrive direttamente a Mattarella, ben sapendo che poco più in là ha casa il Presidente. Scrive, don Minuscoli, della presenza a Villa Madonna del Vescovo per alcuni giorni di vacanza e data la conoscenza che c’è tra i due «sarebbe una gioia immensa poter pregare insieme», oltre che un’occasione per salutare monsignor Beschi che tra qualche mese lascerà la Diocesi di Bergamo avendo compiuto i 75 anni d’età previsti dal Diritto Canonico come limite del mandato episcopale. Non era la prima volta che don Minuscoli tentava l’impresa, ma questa volta «il colpo» va a segno.

Non era la prima volta che don Minuscoli tentava l’impresa, ma questa volta «il colpo» va a segno. Qualche giorno dopo squilla il telefono e dall’altro capo del filo c’è Mattarella in persona. Che accetta di buon grado l’invito per domenica 23 agosto, alle 18.45. I fedeli che partecipano alla Messa (ospiti dell’hotel, villeggianti a Siusi e abitanti del paese) non sanno nulla, ma intuiscono che qualcosa di strano sta per accadere: uomini con gli auricolari che vanno avanti indietro con discrezione, indicazione dei posti su cui sedersi appena si varca l’ingresso della chiesetta, un malcelato nervosismo tra lo staff dell’albergo.

L’ingresso e il cordiale «buon giorno»

Il Presidente arriva puntualissimo, camicia e maglione azzurro chiaro, giubbino e pantaloni grigio scuro, scarpe beige, ma pur in versione «casual» mantiene il tradizionale standing. Con lui la figlia Laura e suo marito, Cosimo Comella, accompagnati da una delle due figlie della coppia. Entra con passo felpato e per un attimo regna lo stupore, ma Mattarella saluta tutti con un cordiale «buon giorno», un sorriso e un cenno del capo, e subito si siede con il resto della famiglia, come un parrocchiano qualsiasi, facendo chiaramente intendere che l’attenzione di tutti deve essere riservata non a lui ma alla celebrazione dell’Eucarestia.

La missione e la responsabilità

La riflessione del Vescovo sulla missione che abbiamo da compiere nella nostra vita e sulla responsabilità che ciascuno di noi ha verso sé stesso, verso chi gli sta vicino e verso la comunità in cui vive e lavora scaturisce dalla lettura del Vangelo di Matteo (16,13 – 20), che ha al centro una domanda fondamentale per noi cristiani: «Chi dite che io sia?». Una domanda intensa – riflette monsignor Beschi –, capace di un’evocazione molto forte. «Penso – dice – alle relazioni familiari: chi sono io per la persona che ho scelto di avere accanto per tutta la vita? Chi sono per i miei figli? Chi sono per loro?

È una domanda che non poniamo direttamente, ma che sottende l’importanza della relazione. Se è una domanda fondamentale per l’uomo, lo è ancor di più per il cristiano, perché è proprio attraverso di essa, e alla risposta che chi crede dà a sé stesso, che possiamo capire se il cammino della nostra fede conserva una vitalità vera. «Non possiamo far invecchiare la nostra fede – osserva il Vescovo – e rispondere a questa domanda è un modo per rinnovarla, è un appello alle nostre coscienze, alla relazione che abbiamo con Dio». E la risposta è totale: l’apostolo Pietro, con la sua, diventa il fondamento del pensiero cristiano, la pietra su cui Cristo ha edificato la Chiesa. Dobbiamo uscire dal rischio di una fede stanca e statica e risvegliare la nostra responsabilità.

«Non basta una risposta teologica – ammonisce Beschi –, occorre una risposta esistenziale. Gesù non affida solo a Pietro una missione e una responsabilità, ne affida una anche a ciascuno di noi. Non sono tutte uguali, hanno pesi diversi, ma ognuno ce l’ha ed è chiamato a portarla avanti e a viverla responsabilmente». Solo così potremo permettere alla nostra fede di rinnovarsi e di trovare sempre nuove strade per annunciare – vivendolo – il Vangelo.

Come ha detto Leone al Meeting di Rimini, «è giunta l’ora della responsabilità» e di «smascherare i rapporti di potere ingiusti, alla radice di guerra e povertà, delle guerre e dei disastri ambientali». E il pensiero – e la preghiera dell’assemblea – non poteva che andare alla delicata missione di Sergio Mattarella, «che porta sulle proprie spalle la responsabilità del nostro Paese». Con serietà e senso del dovere, da cui tutti dovremmo trarre esempio.

La «lezione» di Villa Madonna

Prima della benedizione c’è spazio per spiegare al Capo dello Stato cos’è «Villa Madonna», una «casa» della Diocesi di Bergamo voluta dal predecessore di Beschi, monsignor Roberto Amadei, con il desiderio che fosse al servizio delle famiglie. Da qui la gratitudine a don Minuscoli, per lo scrupolo, la capacità e la competenza con cui rispetta il mandato. «Un onore e un dono averla qui – dice Beschi rivolgendosi al Capo dello Stato –, un’occasione per riconfermarle tutta la nostra stima e la nostra considerazione».

Cosa che il Vescovo farà anche al termine della liturgia, nel cordialissimo incontro che avrà con il Presidente della Repubblica. «Ho profonda stima di Mattarella, a cui riconosco un’autorevolezza morale e istituzionale indiscutibile. Un magistero, il suo, portato avanti a livello mondiale con grande prestigio e forte carisma, e di questo gli siamo riconoscenti».

I ricordi del primo incontro nel 2011

Una stima di vecchia data, nata – rivela monsignor Beschi – «quando ero ancora giovane, in un viaggio in auto prima a Milano e poi a Brescia per partecipare ad alcuni incontri in ricordo del fratello, Piersanti, ucciso da Cosa Nostra. Eravamo in 5 in auto, e io, dietro, ero seduto tra Mattarella e Mino Martinazzoli», il grande leader democristiano morto a Brescia nel gennaio del 2011. Mattarella sorride, è sereno («ha gradito molto la preghiera» confida il Vescovo). E apprezza sinceramente l’esperienza che Villa Madonna offre ai suoi ospiti: «Fa bene alla Diocesi di Bergamo – commenta il Capo dello Stato –, ma anche a questo territorio». Un’altra lezione, e nemmeno tanto piccola.

© RIPRODUZIONE RISERVATA