La fine di una relazione da due opposte direzioni
LA RECENSIONE. Una lettura doppia, come doppie sono le copertine. Le due storie infatti vivono partendo da punti opposti per concludersi insieme nel mezzo del volume.
Autobiografia e fiction, due storie parallele eppure in apparenza diverse che non a caso vivono nello stesso volume. La scrittrice americana Catherine Lacey, dopo «Biografia di X» con cui ha ottenuto una candidatura al Pen/Faulkner Award e al Dylan Thomas Prize, arriva ora nelle librerie italian con «Il libro di Möbius» (Sur, nella efficace traduzione di Teresa Ciuffoletti).
Quello che propone Lacey non è solo una teoria della letteratura contemporanea, ma un vero e proprio scarto dalla sempre più diffusa moda dell’auto-fiction da cui si discosta dando corpo a una forma romanzo che sembra recuperare parte dello sperimentalismo latinoamericano degli anni Sessanta e Settanta.
«Il libro di Möbius» ricorda infatti alcune narrazioni di Julio Cortazar e da quell’idea di letteratura sembra raggiungere i lettori. Il romanzo di Lacey obbliga - piacevolmente - ad una lettura mobile che attraversa il testo e suoi significati. Una lettura doppia, come doppie sono le copertine. Le due storie infatti vivono partendo da punti opposti per concludersi insieme nel mezzo del volume.
Un gioco, ma non solo, perché «Il libro di Möbius» è prima di tutto una costruzione consapevole che evita la superficiale auto-ficiton che tende invece spesso a giustificare i fatti propri per mezzo della letteratura. Il cuore del discorso - letterario come esistenziale - è la fine, la conclusione improvvisa e dolorosa di una relazione. Un fatto comune che, per quanto inaspettato e per nulla originale, vive però potentemente all’interno di una novità letteraria - dalla carica anche autobiografica - capace di tramutarlo in un elemento di straordinaria rappresentatività delle relazioni contemporanee. Tanto più un fatto è comune, tanto più la sua lettura ed esplorazione può divenire infatti inaspettata e sorprendente. Quello che appare come un fatto distinto, come una doppia narrazione ecco così che, pagina dopo pagina, va a intrecciarsi costruendo un libro assolutamente unico e inscindibile. Due storie, ma al tempo stesso un unico fatto letterario, un’esistenza da ricostruire e una storia capace di raccontare un dolore privato che diviene però universale, rappresentativo di un cambiamento che tocca personaggi e persone, pagine e vita reale. Quella di Catherine Lacey è una letteratura aumentata, ma non in senso banalmente tecnico, ma perché capace di trasformare le parole in pietre, pietre in grado colpire in profondità l’esistenza di ogni suo fortunato lettore.
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