Atalanta, ora serve uno sprint per scacciare l’idea di bella incompiuta
L’ANALISI. Nel mare dell’incerto, fra l’orizzonte di un obiettivo sfumato e quello di un ultimo traguardo da raggiungere, un’isola può rappresentare un approdo sicuro per trovare nuove forze e ricominciare il viaggio.
Non c’è dunque destinazione più simbolica di Cagliari – fra quelle proposte quest’anno dalla Serie A – dalla quale l’Atalanta possa cominciare l’ultimo scorcio di campionato: 5 partite per scacciare quell’immagine di bella incompiuta propria di certe sculture di Michelangelo, nelle quali la figura rappresentata sembra voler lottare per liberarsi dal marmo grezzo che la circonda. Come è successo in Champions, dove alla magica notte col Chelsea è seguito il doppio scivolone con Athletic Bilbao e Union Saint-Gilloise, e all’impresa da sogno col Borussia Dortmund è seguita l’eliminazione (fisiologica, ma dolorosa nel passivo) col Bayern Monaco. Come è successo in Coppa Italia, dove al capolavoro con la Juve è seguita la delusione con l’abbordabile Lazio.
Insomma, il rischio di finire come la Fiorentina c’era, averlo evitato è già di per sé titolo di merito, ma adesso bisogna afferrare l’ultimo traguardo: l’Europa
Resta il campionato, per dare al lavoro della squadra e del suo allenatore quel riscontro che alla prova del campo sarebbe meritato. Perché l’Atalanta è dove doveva essere: dietro le quattro big, a giocarsela con Roma e Como, abbondantemente davanti a Bologna, Lazio e Fiorentina. Massimo equilibrio, si diceva a inizio anno: dal 4° al 10° posto (qualche legittima incognita gravava sulla Juve di Tudor) sarà un soffio. Non solo, l’Atalanta è lì ripartendo da una situazione di «anno zero» post Gasperini, complicato dalle difficoltà incontrate con Juric. Insomma, il rischio di finire come la Fiorentina c’era, averlo evitato è già di per sé titolo di merito, ma adesso bisogna afferrare l’ultimo traguardo: l’Europa. Cagliari è tappa fondamentale dopo i successi nel weekend di Roma e Como. Anche se poi la vera Atalanta di Palladino, quella che dovrà liberarsi del marmo grezzo che ancora la circonda, si vedrà nella prossima stagione, quando il tecnico potrà scolpirla fin dal primo giorno di ritiro. Ma la base da cui ripartire si costruisce ora. Su quell’isola di opportunità che sempre esiste, recita un vecchio proverbio americano, in ogni mare di difficoltà.
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