Il talento è innato, la vera bravura
è non rovinarlo

IL COMMENTO. «L’Italia s’è desta». Quello che nel Canto degli Italiani, meglio noto come Inno di Mameli, viene declamato come un dato acquisito, nel calcio degli italiani è ormai ridotto a niente più che a un fragile auspicio. Se proprio vogliamo trovare un passaggio che rifletta la situazione attuale della nostra Nazionale, allora bisogna scendere qualche strofa più sotto: «Dov’è la vittoria?».

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Non è il talento che manca, si dice a mo’ di consolazione. Bella forza, il talento è dote innata, non è merito di un movimento, il cui ruolo sarebbe invece mettere il talento nelle condizioni migliori per esprimersi. Prendiamo a simbolo (ma il discorso vale anche per tanti altri giovani) il povero Romano, anni 20, che contro il Belgio ha esordito in azzurro accompagnato da tutto il peso dell’eterna italica inclinazione agli eccessi. Affiancato a centrocampo da due compagni di qualità ed esperienza, Barella e Tonali, che avrebbero dovuto aiutarlo a vincere la comprensibile tremarella del debutto, e che invece in campo erano storditi quanto lui.

Il giovane non va mandato allo sbaraglio, ma inserito nelle condizioni ideali per essere un valore aggiunto.

Negli ottavi del Mondiale 2006 in Germania, contro l’Australia, Barzagli fu gettato nella mischia a inizio ripresa al posto dell’espulso Materazzi. Comprensibilmente in difficoltà fu scosso da un grido alle sue spalle: «Dai Barza, che adesso ci divertiamo». Era un certo Cannavaro. Ventiquattro anni prima, nella finale di Spagna ’82 con la Germania, il 18enne Bergomi non ebbe nemmeno bisogno di sentirsi gridare qualcosa: gli bastò incrociare gli sguardi di Zoff e Scirea. Questa Nazionale non ha più gli Zoff, gli Scirea o i Cannavaro. Non i Bergomi. E nemmeno i Barzagli. Ma il concetto di fondo è sempre quello: il giovane non va mandato allo sbaraglio, ma inserito nelle condizioni ideali per essere un valore aggiunto. Magari già stasera– in casa di una Turchia non irresistibile, senza Yildiz e Calhanoglu – dove in campo, in assenza di fenomeni, dovrebbero andare i più in forma e i più sereni. Magari sistemati con logica nei rispettivi ruoli, senza cercare conigli in un cilindro desolatamente vuoto. Perché destarsi, a volte, è l’unica strada per poter sognare.

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