Attenzione al lipedema: il fattore tempo
è determinante
MALATTIA. È una patologia cronica e progressiva. Attualmente non esiste però una cura definitiva.
Lettura 2 min.Gambe che aumentano di volume in modo sproporzionato rispetto al resto del corpo, dolore, facilità alla comparsa di lividi e tessuti che restano invariati nonostante dieta e attività fisica. Sono segnali che possono indicare qualcosa di diverso dal semplice sovrappeso. Si chiama lipedema ed è una patologia cronica e progressiva del tessuto adiposo, ancora oggi non sempre riconosciuta.
Come si manifesta? Come si distingue dall’obesità? E perché è importante arrivare a una diagnosi? Ne parliamo con la dottoressa Marta Bolis, medico specialista in Medicina fisica e Riabilitazione ed esperta in linfologia che collabora con l’Ambulatorio lipedema e linfedema del Policlinico San Pietro, dove è possibile essere seguiti in percorsi diagnostico-terapeutici multidisciplinari anche in sinergia con il Servizio di Fisioterapia.
Cos’è il lipedema?
«Il lipedema è una patologia cronica e progressiva caratterizzata da un processo infiammatorio che favorisce un accumulo eccessivo e abnorme di grasso nel tessuto sottocutaneo in diversi distretti corporei, tra cui in particolare gli arti inferiori. Può essere doloroso e fortemente disabilitante e avere quindi un impatto importante sulla qualità di vita».
Perché viene confuso con l’obesità?
«Perché il principale segno evidente è l’aumento di volume degli arti, che può essere facilmente interpretato come una conseguenza dell’eccesso di peso. Il lipedema, invece, è un problema a sé stante che deve essere riconosciuto e valutato come tale. Un elemento che dovrebbe far sorgere il sospetto è la scarsa risposta degli arti alla dieta e all’attività fisica, tipica del lipedema».
«Il lipedema riguarda, secondo le stime, l’11% della popolazione femminile. Si tratta però probabilmente di un dato sottostimato perchè è ancora oggi spesso misdiagnosticato. Proprio la difficoltà di riconoscimento può ritardare l’accesso al percorso più appropriato»
Ci sono altri segnali che possono aiutare a riconoscerlo?
«Sì. Tra gli elementi caratteristici ci sono la comparsa frequente di ecchimosi (lividi) e la dolorabilità alla palpazione dei tessuti. Sono informazioni importanti perché possono contribuire a distinguere il lipedema da un semplice aumento di peso o accumulo di grasso localizzato».
È una condizione frequente?
«Il lipedema riguarda, secondo le stime, l’11% della popolazione femminile. Si tratta però probabilmente di un dato sottostimato perchè è ancora oggi spesso misdiagnosticato. Proprio la difficoltà di riconoscimento può ritardare l’accesso al percorso più appropriato».
Quali sono le cause?
«Le cause del lipedema non sono ancora completamente note. Le evidenze più recenti indicano che probabilmente si tratta di una condizione multifattoriale, nella quale intervengono soprattutto predisposizione genetica e fattori ormonali; sono allo studio anche meccanismi infiammatori e alterazioni del microcircolo».
Ma si può curare il lipedema?
«Curarlo del tutto no ma può essere gestito efficacemente, migliorandone significativamente sia l’aspetto funzionale sia quello più “estetico”. Il primo passo è una valutazione specialistica. All’interno di un percorso dedicato, il medico fisiatra esperto in linfedema e lipedema può effettuare l’inquadramento del paziente e definire il Progetto Riabilitativo Individuale. Al medico fisiatra si affiancano altri professionisti con una formazione specifica, come fisioterapisti e tecnico ortopedico, con il supporto di altri specialisti (angiologo, dermatologo etc.) quando necessario. La gestione del lipedema, quindi, si basa su un programma terapeutico multidisciplinare e personalizzato, che integra diversi interventi sinergici – in particolare attività fisica, terapia compressiva, fisioterapia, anche con il supporto di composti nutraceutici - con l’obiettivo di ridurre i sintomi, migliorare la mobilità e prevenire la progressione, per esempio, verso il lipo-linfedema. È importante quindi non pensare al lipedema come a una condizione contro cui non si può fare nulla. Una diagnosi corretta e una presa in carico precoce permettono di impostare un percorso adeguato».
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