Il menisco, «ammortizzatore» da preservare con grande cura

SALUTE. Il sintomo principale di una lesione è il dolore, localizzato nella parte interna o esterna del ginocchio a seconda che sia interessato quello «mediale» o quello «laterale».

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Ponte San Pietro.

La lesione del menisco è uno degli infortuni più frequenti tra chi pratica sport, a livello amatoriale o agonistico. Runner e calciatori sono particolarmente esposti, perché i cambi di direzione, le rotazioni e le sollecitazioni ripetute mettono a dura prova il ginocchio. Quali sono i sintomi da riconoscere? Come si interviene e quanto tempo serve per tornare a fare sport? Ne parliamo con il professor Marco Bigoni, direttore della Clinica Ortopedica e Traumatologica del Policlinico San Pietro, struttura ospedaliera dove le persone con una lesione meniscale possono contare su un percorso di cura che integra, in base alle necessità, trattamenti chirurgici e riabilitazione, con il supporto di specialisti esperti nel recupero degli infortuni sportivi.

Perché si lesiona il menisco

Le lesioni del menisco possono avere origine traumatica o degenerativa. «Le prime, frequenti soprattutto tra gli sportivi, sono spesso conseguenza di una distorsione del ginocchio e possono accompagnarsi a danni di altre strutture articolari, come legamenti e cartilagine», sottolinea lo specialista. Le lesioni degenerative, invece, sono spesso associate all’artrosi. In questi casi il tessuto meniscale, già indebolito, può lesionarsi anche in seguito a movimenti comuni, senza un trauma significativo.

I segnali da non sottovalutare

Il sintomo principale di una lesione di menisco è il dolore, localizzato nella parte interna o esterna del ginocchio a seconda che sia interessato il menisco mediale o quello laterale. «Nelle lesioni traumatiche il dolore compare generalmente in modo improvviso, mentre in quelle degenerative tende a svilupparsi più gradualmente. Possono comparire anche gonfiore, rigidità, rumori articolari simili a uno schiocco e, nei casi più importanti, un blocco che impedisce di estendere completamente il ginocchio», continua il professor Bigoni. La diagnosi parte dalla visita ortopedica, mentre la risonanza magnetica permette poi di approfondire le caratteristiche della lesione.

Dalla fisioterapia alla chirurgia

«La scelta del trattamento dipende da diversi fattori, tra cui il tipo e la sede della lesione, l’età del paziente, le sue esigenze sportive e la presenza di eventuali danni associati», spiega il professor Bigoni. Quando il quadro clinico lo consente, si può iniziare con un approccio conservativo, basato sul riposo e su un programma personalizzato di fisioterapia e riabilitazione, con esercizi di rinforzo muscolare ed eventuali terapie fisiche. In alcune situazioni può essere utile anche la terapia infiltrativa con acido ialuronico o tecniche di medicina rigenerativa come ad esempio le infiltrazioni di PRP (plasma arricchito di piastrine).

Se il dolore persiste o la lesione presenta caratteristiche più complesse, può essere presa in considerazione la chirurgia. L’intervento viene generalmente eseguito in artroscopia, una tecnica mininvasiva che consente di operare attraverso piccoli accessi all’articolazione. «L’obiettivo, quando le caratteristiche della lesione lo permettono, è preservare il menisco. È possibile quindi ricorrere alla sutura per riparare il tessuto oppure alla meniscectomia selettiva, che prevede la rimozione della sola porzione danneggiata, salvaguardando quella sana. L’asportazione totale è oggi riservata a casi rari. In pazienti selezionati possono essere valutati anche sostituti meniscali sintetici o il trapianto da donatore».

Il ruolo della riabilitazione

I tempi di recupero variano in base al trattamento e alle condizioni del ginocchio. La riabilitazione è fondamentale sia nella preparazione all’eventuale intervento sia nella fase successiva per recuperare non solo la mobilità, ma anche la forza, stabilità e capacità di affrontare nuovamente le sollecitazioni specifiche dello sport praticato.

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