Metabolismo, reni e cuore: un circolo vizioso da curare bene
BERGAMOSCIENZA. L’equilibrio che li lega tra loro è essenziale per la salute dei nostri organi e, dunque, per la nostra. Prevenire è fondamentale.
Lettura 2 min.Bergamo
Un’efficace dimostrazione di quanto serrato sia il dialogo fra gli organi del nostro organismo, quanto delicato l’equilibrio che li lega, quanto essenziale la buona salute dell’uno per la buona salute dell’altro.
L’incontro «Cuore, reni, metabolismo: un circolo vizioso silenzioso», lunedì scorso a BergamoScienza, ha coinvolto, non a caso, un diabetologo, Roberto Trevisan (Asst Papa Giovanni), e un nefrologo, Piero Luigi Ruggenenti (Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri). Hanno introdotto Paolo Comana, presidente Avis Bergamo, e Tiziano Gamba, consigliere nazionale della stessa associazione, che ha promosso l’incontro.
Al mondo ci sono «due miliardi di sovrappeso o obesi. 500 milioni di diabetici. 444 milioni gli affetti da steatosi epatica (fegato grasso), causa prima, più dell’alcol, di cirrosi e cancro al fegato. 200 milioni i diabetici con malattie renali croniche
Trevisan comincia individuando un nemico: le «epidemie globali del XXI secolo». Al mondo ci sono «due miliardi di sovrappeso o obesi. 500 milioni di diabetici. 444 milioni gli affetti da steatosi epatica (fegato grasso), causa prima, più dell’alcol, di cirrosi e cancro al fegato. 200 milioni i diabetici con malattie renali croniche. Più di mezzo miliardo di persone convive con una malattia cardiovascolare ha avuto un ictus o un infarto. In Italia, una persona su due è sovrappeso, qualcosa di più di una su dieci è obesa». Né ci sono segni di riduzione del sovrappeso. Cose tutte collegate, riconducibili alla «sindrome cardio-renale-metabolica». Il tessuto adiposo viscerale «produce infiammazione cronica, che danneggia cuore, arterie, fegato, causando arteriosclerosi e invecchiamento precoce».
Trevisan distingue diversi stadi nel percorso che da un eccesso di peso porta a eventi finali come infarto o ictus. «Tutti dovremmo stare nello stadio zero: niente accumulo di grasso in vita, peso normale, no fumo, pressione normale (meno di 80-130), trigliceridi e colesterolo Hdl ai livelli corretti». Il fatto è che gli stadi successivi, ad «alto rischio metabolico», che preludono a infarto e ictus, sono «assolutamente asintomatici. Il 28% degli italiani ha un rischio quadruplicato di infarto fatale». Interferiscono negativamente non solo sedentarietà, eccesso di zuccheri semplici e grassi animali nell’alimentazione, ma anche disturbi del sonno, depressione, vita di coppia insoddisfacente, turni di notte, inquinamento ambientale, tabagismo, alcol. Viviamo in un «ambiente obesogenico».
Riduzione drastica di sale e proteine nell’alimentazione, calo di peso, controllo costante di pressione e glicemia, farmaci che riducano iperfiltrazione dei reni e perdita di proteine nelle urine. I legami rene-cuore sono «fortissimi. Quello che fa male al rene fa male anche al cuore. La malattia renale ha un effetto moltiplicativo sui rischi di infarto. Reni e cuore si parlano»
«Più di 800 milioni di persone nel mondo soffrono di un qualche grado di danno renale», aggiunge Ruggenenti. «Il rene è strettamente coinvolto nell’apparato cardiovascolare. La presenza di proteine (albumine) nel sangue è segno di grande allarme. Come una vecchia Cinquecento lanciata a grande velocità»: quanto può durare? Sono «spia di un precoce danno renale». Una sindrome metabolica unita a insufficienza renale costituisce una «situazione esplosiva». Cosa fare? Riduzione drastica di sale e proteine nell’alimentazione, calo di peso, controllo costante di pressione e glicemia, farmaci che riducano iperfiltrazione dei reni e perdita di proteine nelle urine. I legami rene-cuore sono «fortissimi. Quello che fa male al rene fa male anche al cuore. La malattia renale ha un effetto moltiplicativo sui rischi di infarto. Reni e cuore si parlano».
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