«Mfat», il grasso che aiuta a curare artrosi e tumori

MEDICINA RIGENERATIVA. Confermate utili applicazioni anche in ortopedia. In oncologia può veicolare farmaci specifici direttamente nel sito malato.

Lettura 2 min.

Una soluzione capace di migliorare la qualità della vita dei pazienti e prolungare la funzionalità articolare: si chiama tessuto adiposo umano microframmentato - MFAT - e, ora, nuove evidenze scientifiche ne confermano il ruolo sempre più centrale nella medicina rigenerativa, con applicazioni che spaziano dall’ortopedia alla medicina dello sport, fino all’oncologia. I risultati di queste ricerche e applicazioni cliniche (già utilizzate con successo nel trattamento dell’artrosi e delle patologie muscoloscheletriche, anche legate all’attività sportiva) sono stati illustrati venerdì 22 maggio dal professor Carlo Tremolada, direttore scientifico di Image Regenerative Clinic di Milano e inventore della tecnologia Lipogems® nel corso del «Milan Longevity Summit», svoltosi all’Allianz MiCo di Milano.

Oltre 250 relatori

Giunto alla terza edizione, il «Milan Longevity Summit» ha visto la partecipazione di autorevoli esponenti della Medicina e della Scienza, tra cui Thomas Südhof, premio Nobel per la Medicina 2013, David Furman, direttore del Buck Institute, Guido Kroemer, tra i massimi esperti mondiali di biologia e biochimica, e Jay Olshansky, professore alla School of Public Health dell’Università dell’Illinois a Chicago. Ma sono stati oltre 250 i relatori da tutto il mondo che hanno parlato a quasi diecimila partecipanti.

Il professor Tremolada ha partecipato alla sessione «Regenerative Medicine: Translating Science into Care» insieme a ricercatori e clinici di alcuni tra i più importanti centri italiani: Università del Sannio, Centro Cardiologico Monzino, Irccs Galeazzi, Columbus Clinic Center, Cdi-Centro Diagnostico Italiano e Irccs Auxologico.

Al centro del suo intervento, i risultati degli studi sull’MFAT condotti in collaborazione con Augusto Pessina, Francesca Paino, Giulio Alessandri (Università di Milano) e Michela Bosetti (Università del Piemonte Orientale).

Dalla ricerca alla clinica

«Negli ultimi anni, i dati clinici hanno dimostrato come l’MFAT sia in grado di offrire benefici significativi nel trattamento dell’artrosi, una condizione particolarmente diffusa negli anziani ma anche tra sportivi ed ex atleti. Grazie alla sua capacità di modulare l’infiammazione e favorire i processi di rigenerazione tissutale, questo approccio rappresenta una valida alternativa alle terapie tradizionali più invasive» ha spiegato il professor Tremolada. «Non solo: le vescicole extracellulari (EVs) derivate da MFAT - ha aggiunto - giocano un ruolo chiave nel mantenimento dell’equilibrio tra osso e cartilagine, contribuendo a ridurre il riassorbimento osseo e a rallentare la degenerazione articolare tipica dell’osteoartrosi».

Per una migliore qualità della vita

L’utilizzo di MFAT, spiegano i ricercatori, consente infatti interventi mirati, minimamente invasivi e con un elevato profilo di sicurezza, favorendo il recupero funzionale e la ripresa dell’attività fisica, così importante a tutte le età e soprattutto, oggi, in ottica longevity, quando la sfida da vincere è quella di garantire benessere e qualità della vita anche in età più avanzata.

L’ambito oncologico

Accanto alle applicazioni ortopediche, la ricerca guidata dal prof. Tremolada apre scenari innovativi anche in ambito oncologico. L’MFAT si configura infatti come un vero e proprio «bioreattore naturale», capace di veicolare farmaci antitumorali direttamente nel sito della malattia. «L’MFAT - dice Tremolada - rappresenta uno scaffold (un’impalcatura artificiale - ndr) naturale innovativo in grado di essere caricato e rilasciare farmaci antitumorali, offrendo nuove opzioni terapeutiche per tumori oggi difficili da trattare». Oltre all’impiego nella medicina rigenerativa, quindi, l’MFAT può essere impiegato anche come potenziale sistema di rilascio locale di farmaci, in particolare agenti chemioterapici lipofili. «Per quanto riguarda l’efficacia dell’MFAT come scaffold naturale per la localizzazione di agenti chemioterapici nel sito tumorale - sottolinea Tremolada -, abbiamo riscontrato che sia l’MFAT fresco sia l’MFAT devitalizzato (DMFAT), ottenuto tramite cicli di congelamento-scongelamento, sono in grado di veicolare e rilasciare quantità sostanziali di Paclitaxel (PTX), un potente farmaco antitumorale ampiamente utilizzato nella terapia oncologica umana. In vitro, entrambe le preparazioni (MFAT e DMFAT) caricate con PTX hanno efficacemente eliminato diverse linee cellulari tumorali umane, mostrando un’attività notevolmente prolungata».

© RIPRODUZIONE RISERVATA