Occhio secco in estate, attenti all’aria condizionata

OCULISTICA. La climatizzazione tende infatti a ridurre l’umidità, favorendo l’evaporazione del «film lacrimale».

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L’estate è una stagione che può mettere a dura prova il benessere degli occhi. Tra le condizioni più frequenti c’è la sindrome dell’occhio secco, responsabile di sintomi come bruciore, irritazione e sensazione di sabbia negli occhi. Se sole, vento e salsedine sono fattori noti, meno conosciuto è l’effetto dell’aria condizionata, che può alterare sensibilmente il naturale equilibrio del film lacrimale e contribuire a peggiorare il disturbo. Come ci spiega il dottor Claudio Savaresi, responsabile dell’Unità di Oculistica del Policlinico San Marco.

Cosa si intende per occhio secco?

«In condizioni normali la superficie dell’occhio è protetta e quindi avvolta da un sottile film lacrimale, composto da acqua e da un insieme di sostanze che lavorano insieme per mantenere l’occhio lubrificato, pulito e protetto. Quando questo sistema non funziona in modo adeguato, perché le lacrime sono troppo poche o evaporano troppo rapidamente, si parla di occhio secco. Il risultato è una superficie oculare più vulnerabile all’irritazione».

Nell’immaginario il sole è il principale nemico degli occhi in estate. Quanto pesa invece l’effetto dell’aria condizionata?

«Il sole e l’esposizione ai raggi UV rappresentano certamente un fattore di stress per gli occhi, ma quando parliamo di occhio secco in estate l’aria condizionata svolge spesso un ruolo altrettanto importante, se non addirittura maggiore, nella vita quotidiana. Gli ambienti climatizzati tendono infatti a ridurre l’umidità dell’aria, favorendo l’evaporazione del film lacrimale. In questa stagione le persone trascorrono diverse ore al giorno non solo in ufficio, ma anche in auto, nei negozi o in altri spazi chiusi con aria condizionata, esponendo così gli occhi a una condizione di secchezza prolungata. A questo si aggiungono altri fattori tipici dell’estate, come caldo, vento, salsedine del mare e cloro dell’acqua delle piscine. Infine, anche l’uso prolungato di computer, tablet e smartphone e la lunga esposizione alla luce blu rappresenta un fattore predisponente, perché riduce la frequenza dell’ammiccamento e favorisce l’evaporazione delle lacrime che devono contrastare gli effetti dannosi di questi strumenti».

Quali sono i sintomi più comuni?

«Bruciore, arrossamento, sensazione di sabbia negli occhi, prurito, fotofobia e lacrimazione eccessiva. Quest’ultimo può sembrare paradossale, ma è una risposta dell’occhio all’irritazione. Alcune persone lamentano anche visione intermittentemente offuscata, soprattutto dopo molte ore davanti a schermi digitali o durante la lettura».

Quando è opportuno rivolgersi all’oculista?

«Se i disturbi persistono per più giorni, tendono a ripresentarsi frequentemente o interferiscono con le normali attività quotidiane. Una visita specialistica permette di distinguere l’occhio secco da altre condizioni oculari e di individuare precocemente il trattamento più appropriato senza causare ulteriori danneggiamenti alle strutture oculari. Oggi disponiamo di diversi strumenti diagnostici che valutano in modo accurato la stabilità e la qualità del film lacrimale».

Come si cura l’occhio secco?

«Nelle forme lievi spesso sono sufficienti alcuni accorgimenti quotidiani come limitare l’esposizione diretta all’aria condizionata, fare pause durante l’uso di computer e smartphone, ammiccare più frequentemente, mantenere una buona idratazione e proteggere gli occhi dal vento e dai raggi UV. Anche una corretta igiene palpebrale e un uso appropriato delle lenti a contatto possono aiutare. Nei casi più complessi e cronici invece, lo specialista può suggerire terapie specifiche per migliorare la qualità delle lacrime e ridurre l’infiammazione della superficie oculare oppure, in alcuni casi, può essere necessario intervenire sulle ghiandole che contribuiscono alla produzione della componente lipidica del film lacrimale».

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