Scompenso cardiaco, riabilitare riduce i ricoveri

ISTITUTO QUARENGHI . Prima causa di ospedalizzazione tra gli over 65, richiede un percorso di cura che va oltre i farmaci per prevenire ricadute e nuovi eventi.

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Lo scompenso cardiaco rappresenta una delle principali cause di ricovero nelle persone oltre i 65 anni: secondo l’Istituto Superiore di Sanità, costituisce la prima causa di ospedalizzazione in questa fascia di età, confermandosi tra le patologie cardiovascolari croniche con il maggiore impatto sulla salute e sulla qualità della vita. Si tratta di una condizione nella quale il cuore non riesce a pompare sangue in quantità adeguata alle esigenze dell’organismo, provocando affanno, stanchezza, ridotta tolleranza allo sforzo e limitazioni nelle attività quotidiane. In questi casi, le cure non si esauriscono nella sola terapia farmacologica. Il percorso comprende anche la riabilitazione cardiologica, considerata una componente essenziale nel recupero e non solo. «Il paziente con scompenso cardiaco necessita di un percorso che non sia orientato soltanto al trattamento della malattia, ma anche alla prevenzione di ulteriori eventi cardiovascolari» spiega Alberto Angelini, direttore medico di presidio dell’Istituto Clinico Quarenghi di San Pellegrino Terme.

Il ruolo della cardiologia riabilitativa è riconosciuto dalle maggiori società scientifiche internazionali: le linee guida della European Society of Cardiology raccomandano programmi strutturati di riabilitazione cardiovascolare per persone reduci da eventi cardiaci maggiori e per numerose patologie croniche dell’apparato cardiovascolare. «La storia della riabilitazione cardiovascolare all’Istituto Clinico Quarenghi inizia negli anni Settanta - sottolinea Angelini -. Da allora questa attività si è progressivamente consolidata ed è oggi uno degli aspetti di massimo rilievo dell’Istituto».

Oggi l’Unità di Riabilitazione Cardiologica e Respiratoria dispone di 30 posti letto. Nel corso del 2025 sono stati ricoverati circa 380 pazienti cardiologici, dei quali 300 provenienti da reparti di Cardiochirurgia e 80 da reparti di Cardiologia. Circa il 30% presentava una ridotta capacità di pompa del cuore, evidenziata da uno specifico indicatore, la frazione di eiezione ventricolare sinistra inferiore al 40%. «La riabilitazione cardiologica dell’Istituto non riguarda esclusivamente casi di scompenso cardiaco - prosegue Angelini - Tra le condizioni più frequentemente trattate figurano cardiopatia ischemica cronica, postumi recenti di infarto miocardico acuto, esiti di bypass aortocoronarico, angioplastica coronarica percutanea, angina stabile, valvulopatie trattate con procedure cardiochirurgiche anche percutanee, impianto di pacemaker e defibrillatori cardiaci, oltre a esiti di chirurgia aortica».

Fin dall’ingresso nelle unità di degenza dell’Istituto, i pazienti vengono sottoposti a monitoraggio continuo tramite telemetria, mantenuta anche nei giorni successivi secondo le indicazioni cliniche. Questo sistema si affianca alle valutazioni diagnostiche necessarie per definire il programma più appropriato. «La cardiologia riabilitativa si basa su un approccio multidisciplinare» aggiunge Angelini. «Medici, infermieri, fisioterapisti, dietisti e psicologi collaborano nella definizione e nell’attuazione del percorso, adattandolo alle caratteristiche e ai bisogni del singolo individuo».

Durante il ricovero vengono generalmente svolte due sedute quotidiane di fisioterapia, volte alla stabilizzazione clinica, al miglioramento della tolleranza allo sforzo, al supporto alla gestione delle cardiopatie scompensate e all’ottimizzazione del profilo cardiovascolare attraverso il controllo dei fattori di rischio modificabili. Una parte importante del percorso si svolge nella palestra dedicata alla riabilitazione cardiologica: qui équipe medica e fisioterapisti guidano programmi personalizzati che comprendono esercizi aerobici controllati, su cyclette e tapis roulant, ginnastica respiratoria e stretching.

Accanto ai programmi riabilitativi sono previsti incontri educativi incentrati ai fattori di rischio cardiovascolare e all’importanza dell’attività fisica, come incontri multidisciplinari sulla conoscenza della patologia e all’adozione di corretti stili di vita, con approfondimenti sul funzionamento del sistema cardiovascolare, sulla gestione dello stress, sull’accettazione della malattia, sulla cessazione del fumo e sull’educazione alimentare. Durante il ricovero sono previsti anche colloqui individuali o di gruppo con dietisti e psicologi clinici, che affiancano il paziente rispettivamente negli aspetti nutrizionali e nel percorso di adattamento alla condizione di salute. La proposta dell’Istituto Clinico Quarenghi include anche prestazioni ambulatoriali dedicate alla diagnosi e al monitoraggio delle principali patologie cardiovascolari, come ecocardiografia a riposo, ecocardiocolordoppler, test al cicloergometro, ECG Holter e monitoraggio pressorio delle 24 ore. «La riabilitazione cardiologica infine - conclude Angelini - svolge un ruolo fondamentale nella prevenzione secondaria, contribuendo a ridurre il rischio di nuovi accidenti cardiovascolari e di successive ospedalizzazioni».

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