Doppio omicidio di Covo, il testimone: «Ha detto sto arrivando e ci ha sparato addosso»
IL RACCONTO. Gurdip Singh stava parlando con le vittime e un altro amico: «Sfiorato dai proiettili, sono corso via».
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«Ha detto: “Stai attento sto arrivando” e ha cominciato a spararci addosso. Eravamo in quattro e stavamo parlando fuori dal tempio, lui è sceso dall’auto, è andato al cancello, si è inginocchiato e ha pregato, poi è tornato indietro, ci è passato davanti e ha sparato subito quattro o cinque colpi».
Gurdip Singh, corriere di 42 anni di Agnadello (Cremona), ha passato la mattina alla caserma dei carabinieri dove è andato a testimoniare e si è fermato a pranzare a casa di Rajinder Singh, 47 anni di Covo, l’ex presidente del tempio «Gurdwara Mata Sahib Kaur Ji» ucciso venerdì a mezzanotte insieme all’amico Gurmit Singh, 48 anni, di Agnadello, operaio in un’azienda di carni. A casa della vedova Kaur Pawandeep in via Nizza ci sono anche i tre figli di 17, 14 e 3 anni di Rajinder e gli amici di Gurmit arrivati dal Cremonese. Un viavai incessante di persone che si consolano a vicenda perché, sottolinea Gurdip, «siamo una sola famiglia, ci conosciamo tutti». Conoscono anche il killer che venerdì notte ha sparato all’impazzata una dozzina di colpi di pistola, facendo due vittime. «Ma potevo essere ucciso anch’io, eravamo vicini, a 3-4 metri di distanza, mi sono messo a correre», ricorda ancora scosso l’autista.
«Ha preso una pistola dalla tasca, ha sparato subito quattro-cinque colpi a Rajinder, poi due colpi a Gurmit, poi tre o quattro colpi in aria. Gurmit è stato colpito dietro il collo e a una gamba, Rajinder al collo, al petto, sul viso all’altezza dello zigomo. Ha urlato solo “stai attento che sto arrivando”. Noi ci siamo messi a correre, dieci metri più avanti c’erano altre persone e ho fatto correre anche loro. Eravamo a pochi metri di distanza, i proiettili ci hanno sfiorato».
L’ipotesi del movente
Anche Gurdip, come molti amici delle vittime, è certo che il delitto sia maturato per la carica di presidente del tempio. «Lui (il killer, ndr) è cognato di quello che voleva diventare presidente, con cui Rajinder aveva litigato a novembre. Tre o quattro mesi fa era venuto al tempio e aveva minacciato Rajinder con una pistola. Si era messo nello stesso posto di ieri ma Rajinder lo aveva visto da lontano, era salito in macchina ed era scappato. Poi lo aveva denunciato ai carabinieri».
La ricostruzione di Gurdip corrisponde a quella degli altri testimoni: «Eravamo rimasti fino a mezzanotte per terminare i preparativi per la festa, stavamo chiacchierando. Sono arrivati tre uomini su due auto e un furgone con del cibo per la festa, c’era anche quello che voleva fare il presidente, sono tutti di Antegnate. Si sono fermati vicino al parcheggio e sono rimasti lì. Il killer è arrivato con un’auto, ha parcheggiato nella strada davanti al centro, dopo aver sparato è scappato e anche i suoi tre amici sono scappati su due auto, lasciando lì il furgone».
L’autocarro telonato è ancora parcheggiato nella strada di fronte al tempio, aperto e carico di acqua, olio, passata di pomodoro, zucchero. «Sono in Italia da 17-18 anni, da 16 abito ad Agnadello. Per me Gurmit e Rajinder erano di famiglia, bravissime persone. È la prima volta che sento di indiani che uccidono, qui in Italia. Noi non uccidiamo». L’autista si commuove pensando ai suoi due amici morti davanti ai suoi occhi: «Ho cercato di soccorrerli, ma sono morti subito. Adesso li porto tutti e due qui, sulle mie spalle, la nostra comunità sosterrà le loro famiglie e i loro figli».
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