
Scienza e Tecnologia
Sabato 30 Agosto 2025
Esplosa dove non doveva, una stella sfida le regole della galassia
Si trovava dove non doveva ed è esplosa come non poteva : è Calvera , una stella in fuga che sfida le regole della nostra galassia . Scoperta per la prima volta nel 2007 , si trova oltre 6.500 anni luce sopra il piano della Via Lattea Calvera è stata ora analizzata in dettaglio dal gruppo di ricerca guidato da Emanuele Greco, dell’Istituto Nazionale di Astrofisica di Palermo, e del quale fanno parte ricercatori dell’Inaf di Milano e dell’Università di Palermo. I risultati sono pubblicati sulla rivista Astronomy & Astrophysics.
“Le stelle massicce , cioè almeno otto volte più grandi del Sole , si formano quasi esclusivamente sul piano galattico , dove la densità del gas è più alta e favorisce la nascita stellare. Trovarne i resti a simili distanze dal piano è estremamente raro ”, ha detto Greco per spiegare la prima, e più evidente, stranezza di questa stella ribattezzata Calvera, in omaggio all’antagonista del film western I Magnifici 7. Come il personaggio del film, Calvera si muove ai margini, fuori dalle regole , e sta riscrivendo ciò che sappiamo sulla vita e la morte delle stelle massicce nelle regioni più estreme della nostra galassia.
Indicata con la sigla 1RXS J141256.0+792204 , Calvera è una pulsar , ossia una piccola stella molto compatta che rappresenta il relitto di una violenta supernova , in veloce allontanamento da una struttura di polveri quasi perfettamente circolare, interpretabile come il resto della supernova. Ora, nuove osservazioni ai raggi X, grazie al satellite XMM-Newton dell’Agenzia Spaziale Europea insieme a strumenti terrestri come il Telescopio Nazionale Galileo, hanno permesso di capire meglio i meccanismi che permettono alla pulsar di emettere anche raggi gamma , ritenuta un’altra delle 'impossibili' stranezze di Calvera . Dati che, inoltre, confermano l’origine comune tra Calvera e la nube di gas da cui la pulsar si sta allontanando: “il nostro studio – ha concluso Greco – mostra che anche le zone più tranquille e apparentemente vuote della galassia possono nascondere processi estremi”.
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