Frattura in guarigione cristallizzata nel tempo in una costola di T-rex VIDEO
In particolare i ricercatori hanno analizzato i resti di Scotty, il più grande scheletro di T. rex mai scoperto e proveniente dalla Frenchman River Valley , nel Saskatchewan (Canada). Dopo aver individuato i vasi sanguigni fossilizzati tramite i raggi X, hanno fatto ricorso ai neutroni per rilevare ulteriori indizi lasciati dai vasi stessi e da altri tessuti molli.
"Il processo di fossilizzazione - sottolinea Mauricio Barbi, professore di fisica presso l'Università di Regina - raramente preserva i tessuti molli , come i vasi sanguigni, che solitamente vanno perduti a causa della decomposizione nel corso del tempo. La costola di Scotty rappresenta un' eccezione straordinaria ".
Avvalendosi dello strumento MARS, installato presso l'High Flux Isotope Reactor dell'ORNL, e dello strumento VENUS, situato presso la Spallation Neutron Source, sempre dell'ORNL il team è riuscito ad analizzare in modo non distruttivo ossa di grandi dimensioni, come appunto la costola fratturata, ottenendo un contrasto d'immagine capace di integrare i dati provenienti dalle altre tecniche impiegate.
"Al momento della frattura - spiega Jerit Mitchell, responsabile del progetto sotto la guida di Barbi - il sangue ricco di ferro affluì nella zona, dando origine a vasi sanguigni che favorirono la guarigione . Tuttavia, prima che la costola fratturata potesse guarire completamente, Scotty morì in una palude salmastra". L'ambiente rallentò la decomposizione, contribuendo alla conservazione della delicata rete di vasi sanguigni.
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