Lincei, regole ancora insufficienti sull'uso dell'IA nella medicina
Non sono ancora sufficienti le regole che disciplinano l'usi di modelli di intelligenza artificiale nella medicina: questi modelli sono molti e diversi fra loro e hanno in comune il fatto che in nessun caso sono in grado si sostituirsi al medico. Lo indica il documento sull'uso dell'IA in medicina elaborato dalla Commissione di Bioetica dell'Accademia dei Lincei.
L'uso dell'intelligenza artificiale applicato alla medicina è sicuramente destinato a crescere e attualmente le regole di riferimento al momento disponibilili sono il regolamento Ai Act, approvato nel 2024 dall'Unione Europea, e la legge italiana del 2025, che promuove l'uso responsabile dell'IA.
Tuttavia, si osserva nel documento, è tempo di pensare a regole più dettagliate che indichino, per esempio, su chi debba ricadere la responsabilità di eventuali danni, fino a risalire agli operatori di un algoritmo e ai suoi progettisti. Guardando al futuro, a complicare il quadro si affacciano i modelli in gado di apprendere in modo autonomo, che renderebbero ancora più difficile individuare eventuali responsabilità.
E' una sfida che vale la pena affrontare, considerando i molti aspetti positivi con i quali di modelli di IA possono intervenire: dalla prevenzione alla diagnosi e alla cura, senza per questo sostituire la decisione medica, si rileva nel documento. Da un alto sarà necessario individuare regole per gli algoritmi specializzati in particolari ambiti, soprattutto grazie a grandi banche date di immagini, come oftalmologia, endoscopia e radiologia. Dall'altro ci sono modelli, come ChatGptHealth, che promettono di poter interagire direttamente con i pazienti, ma che secondo i bioeticisti dei Lincei non sono ancora affidabili e richiedono il rispetto di limiti etici.
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