Nei batteri super-proteine che aiutano la formazione del ghiaccio
Le più potenti molecole conosciute per facilitare la formazione di ghiaccio sono delle super-proteine che si trovano all'interno di un batterio , Pseudomonas syringae : la sua presenza è stata, infatti, rilevata in chicchi di grandine caduti in tutto il mondo, dalla California all'Africa occidentale. In uno studio pubblicato sulla rivista Biointerphases, ricercatori guidati dalla Aarhus University danese hanno ora scoperto che tali proteine si legano facilmente anche a superfici artificiali. Ciò apre la strada ad applicazioni per la realizzazione di neve artificiale, per la criomedicina, che usa le basse temperature ad esempio per ridurre l'infiammazione o accelerare il recupero muscolare, e a nuove tecniche di sbrinamento .
Esistono molti ceppi diversi di Pseudomonas syringae , che attaccano piante diverse come il grano, l'orzo e la soia . Questi batteri producono proteine che sporgono dalla loro membrana esterna e che funzionano come una specie di 'impalcatura', allineando le molecole d'acqua per innescare la formazione di cristalli di ghiaccio anche a temperature più elevate del normale. Gli autori dello studio coordinati da Tobias Weidner hanno scoperto che queste proteine si legano a una superficie formando un singolo strato di molecole e orientando verso l'esterno il lato deputato alla formazione del ghiaccio.
Le proteine non sembrano, però, fare differenza rispetto al tipo di superficie: il meccanismo e la disposizione restano praticamente gli stessi sia per superfici naturali che per quelle artificiali. Questo fatto è di grande importanza perché, in genere, forzare le proteine a legarsi a superfici artificiali richiede complesse tecniche di bioingegneria, che in questo caso si sono rivelate superflue. "Mi aspettavo che fossero un po' più selettive", dice Weidner: "Spesso, quando si depositano proteine su superfici, soprattutto artificiali, queste si degradano e perdono la loro funzione".
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