Prima sequenza genetica dell'hantavirus Andes, identica per il 99% rispetto al 2018

Pubblicata la sequenza genetica dell' hantavirus Andes , relativa al virus isolato dal paziente deceduto in Svizzera, a Zurigo . Risulta simile per il 99% alla sequenza rilevata in Argentina nel 2018 e questo, a un primo esame, indica che il virus conserverebbe ancora la sua fisionomia iniziale , senza avere accumulato molte mutazioni . Accessibile anche dalla GenBank dei National Institutes of Health degli Usa, la sequenza è stata caricata sulla piattaforma Virological.org dal Centro nazionale svizzero per le infezioni virali emergenti, dagli ospedali universitari di Ginevra e dall'Istituto di virologia medica dell'Università di Zurigo.

Hantavirus, il contagio possibile anche prima dei sintomi

Il contagio dell' hantavirus Andes è possibile anche prima che si manifestino i sintomi : lo rileva in un post su X l'epidemiologo Abraar Karan dell'Università di Stanford: " I tempi precisi dell'infettività restano definiti in modo incompleto ", scrive Cita inoltre una dichiarazione della Società internazionale di ricerca sugli hantavirus (Ish), secondo la quale "l a tempistica precisa della contagiosità rimane ancora da definire completamente . Sebbene i pazienti sintomatici rappresentino probabilmente il gruppo a più alto rischio , le ricostruzioni dell'epidemia disponibili non supportano affermazioni eccessivamente categoriche secondo cui la trasmissione può verificarsi solo dopo la comparsa di sintomi evidenti" si legge nella relazione della Ish.
E' un'affermazione importante per poter organizzare il tracciamento dei contatti e per stabilire la durata della quarantena .

Raccomanda la prudenza anche per l'infettivologa Nahid Bhadelia, del Centro dell'Università di Boston per le malattie infettive emergenti, "è un focolaio molto complesso , ma a basso rischio per la popolazione generale , in base a ciò che sappiamo sull'agente patogeno e ai dati finora raccolti. Potrebbero esserci altri casi, ma molti sospetti potrebbero risultare negativi". Si tratta comunque, prosegue, "di una malattia ad alta mortalità che progredisce rapidamente". Vanno quindi messe "sotto osservazione le persone che sono state a stretto contatto con i pazienti, sia a bordo della nave che dopo lo sbarco, per garantire che non si creino ulteriori catene di trasmissione".

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