Realizzati biscotti commestibili a partire dalla plastica delle bottiglie
(ANSA) - ROMA, 25 AGO - Trasformare la plastica delle bottiglie in materiali commestibili, come biscotti ricchi di proteine o vitamine: è l'obiettivo dello studio guidato da Lahiru Jayakody, dell'Università Southern Illinois, che in occasione del congresso autunnale della Società Americana di Chimica in svolgimento a Chicago ha presentato i primi successi in questa direzione con i biscotti ribattezzati microbites.
"Stavamo cercando di sviluppare tecnologie per il riciclo della plastica al fine di creare prodotti di maggior valore e ci siamo chiesti: perché non concentrarci sulla produzione di cibo? Perché la plastica è fatta di carbonio, e anche il cibo è fatto di carbonio", ha detto Jayakody. Nonostante la plastica sia qualcosa di lontanissimo dall'essere un ingrediente per la dieta, gli elementi che la compongono sono in realtà praticamente gli stessi di gran parte dei nostri cibi. Da questa idea i ricercatori hanno sviluppato dei microbi capaci di modificare la struttura della plastica. Non molto diversamente da come si fa già da decenni a livello industriale per produrre ad esempio l'insulina, i ricercatori hanno modificato dei microbi rendendoli capaci di cibarsi di polietilene tereftalato (Pet), un materiale spesso utilizzato per la produzione di bottiglie di bibite e acqua, che viene precedentemente trattata.
Questo materiale viene metabolizzato dai microbi e che poi espellono una varietà di nuovi ingredienti alimentari, tra cui proteine, grassi e acidi. Materiali che integrati con fibre, amido e dolcificanti sono stati impastati per creare dei biscotti stampati in 3D e ribattezzati µBites, pronunciato "microbites". Sebbene i µBites siano sicuri da mangiare, i ricercatori stanno ancora attendendo di concludere l'iter per ottenere l'approvazione per condurre test di assaggio. Una tecnologia sviluppata nell'ambito di un progetto con la Nasa per il riciclo di materiali in ambienti con risorse molto limitate, come le future colonie spaziali, ma che secondo i ricercatori potrebbe in futuro anche rappresentare una possibile fonte di cibo in un mondo in cui si stima che la domanda globale potrebbe aumentare tra il 35 e il 56% entro il 2050 e dove il 30% della popolazione mondiale sarà a rischio di carestie. (ANSA).
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