Un caschetto per riconoscere e monitore gli ictus

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Un caschetto portatile per monitorare direttamente dal letto del paziente l’evoluzione di un ictus : è l’obiettivo di MiBraScan , un progetto europeo ideato dall'Istituto per il Rilevamento Elettromagnetico dell'Ambiente del Consiglio Nazionale delle Ricerche in collaborazione con il Politecnico di Torino e presentato alla Riunione Nazionale di Elettromagnetismo Rinem in svolgimento a L’Aquila. Il prossimo ambizioso passo sarà darlo in dotazione anche alle ambulanze per una diagnosi precoce e indirizzare il trattamento già nei primi istanti.

“L’ictus può presentarsi in due forme molte diverse, quello ischemico con un’ostruzione di un vaso sanguigno o quello emorragico con invece una perdita di sangue: gli effetti sono simili ma i trattamenti da adottare sono praticamente opposti. Sapere in modo rapido in quale condizione si trova il paziente è dunque fondamentale”, ha detto all’ANSA Lorenzo Crocco, dell’Irea-Cnr e responsabile di MiBraScan. Oggi questo tipo di diagnosi vengono fatte in ospedale tramite Tac o risonanza magnetica , ma una volta avviato il trattamento è vitale monitorare costantemente il paziente per rilevare peggioramenti o inversioni cliniche nelle prime ore. Un monitoraggio però di fatto impossibile perché ripetere esami diagnostici tradizionali di continuo non è praticabile, sia per l'irradiazione da raggi X sia perché i macchinari sono condivisi con molti reparti.

“Proprio da questa necessità era nato già nel 2017 il progetto MiBraScan”, ha detto Crocco. Un lavoro che nel corso di anni ha ora portato allo sviluppo di un caschetto con una serie di sensori a micronde, che non sono dannose per i tessuti, e che analizzando la diversa risposta elettromagnetica del sangue rispetto ai tessuti cerebrali sani possono riconoscere la tipologia di ictus e la sua evoluzione.

“In questi anni abbiamo messo a punto lo strumento e realizzato con successo prove ex vivo , con dei fantocci, ora stiamo cercando di portarlo alla sperimentazione in vivo su pazienti ", ha aggiunto Crocco. Proprio il monitoraggio continuo direttamente nei letti dei pazienti sarà la sua prima applicazione ma il passo successivo a cui ambiscono i ricercatori sarà l’uso di questi caschetti anche nella diagnosi precoce, direttamente con l’arrivo dell’ambulanza, ancor prima che il paziente arrivi in ospedale.

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