Venezia, un uso alternativo del Mose per salvare la laguna

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Per preservare l' ecosistema della laguna di Venezia è necessario un uso alternativo del Mose meno orientato alla prevenzione, in modo da attivarlo solo quando realmente necessario . Uno studio internazionale guidato dall'Università di Padova ha, infatti, evidenziato che, nel 30% dei casi, si sarebbe potuta evitare la chiusura, riducendo così gli effetti negativi sulle cosiddette 'barene': gli isolotti tipici degli ambienti lagunari che vengono periodicamente sommersi dall'alta marea e che ospitano una grande biodiversità. La ricerca pubblicata sulla rivista Nature Water, alla quale ha partecipato anche l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra), dimostra che numero e durata delle chiusure possono essere ridotti senza compromettere la protezione di Venezia e degli altri centri abitati.

Quando le paratoie del Mose vengono sollevate , si limita l'ingresso della marea nella laguna ma si riduce anche la quantità di sedimenti che raggiungono le barene , che permettono loro di crescere in verticale e contrastare così l'innalzamento del livello del mare.

I ricercatori coordinati da Andrea D'Alpaos hanno ricostruito e analizzato tutti i 69 eventi di chiusura del Mose avvenuti tra il 2020 e il 2023 , simulando la propagazione della marea, le correnti lagunari e gli effetti del vento. I risultati dimostrano che, nel 30% dei casi , una strategia alternativa avrebbe evitato la chiusura garantendo comunque la sicurezza di Venezia.

"La sfida sarà individuare quando la chiusura è realmente necessaria - afferma D'Alpaos - e limitarne la durata al tempo strettamente indispensabile. È in questa direzione che si trova la possibilità concreta di proteggere insieme il patrimonio storico, culturale e urbano della città e l’integrità dell’ecosistema lagunare che, per secoli, ne ha sostenuto lo sviluppo e la stessa esistenza".

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